Iscriviti e sostieni la cultura, è gratis!
Just some ambient music
Paper Color
Font Size
Bigman1997
Buonasera lettori , volevo solo condividere le mie passioni e le mie opinioni con voi , letture molto piacevoli e discorsive rendono questo blog un posto piacevole dove spendere il prezioso tempo per parlare anche di censura musicale una tematica molto discussa !! La tua credo sia un analisi molto attenta , precisa che tratta una tematica molto sensibile ! Mi complimento con il Sig. Marco Zagni

Censura Musicale

Tutela dell’individuo o svolta autoritaria?

Marco Zagni

studente
7th January 2021

Vorrei, prima di avventurarmi nello spinoso terreno della censura, sgomberare il campo da qualche equivoco con chi potrebbe non affrontare questo tema con il mio approccio: non sono un anarchico da sommossa di piazza e neanche in senso filosofico, non sono attratto dalle mode musicali contemporanee che attirano tanti giovani della mia generazione. Mi piace ascoltare soprattutto quel genere di musica chiamata comunemente “classica”e i mei gusti più “pop” sono sconosciuti alla maggioranza dei giovani o appena accennati per sentito dire; spesso mi faccio prendere simpaticamente in giro dai miei amici più alla moda come una sorta di anziano conservatore della generazione dei nostri nonni. Tutto questo discorso serve dunque a mettere in chiaro che con il consumatore medio di musica ho poco a che fare, o addirittura niente. Negli ultimi tempi mi sto interrogando su quale deve essere il confine tra l’autodeterminazione dell’individuo e la possibilità data a un’autorità esterna, dal nucleo famigliare allo Stato, di influenzare la sua libertà di agire e plasmare la formazione intellettuale; un tema senza dubbio complesso che tocca i più disparati campi del sapere, tra questi anche l’insieme di leggi e regolamenti che disciplina la possibilità di fruizione musicale. Le tappe storiche che vorrei percorrere coi miei lettori sono state sicuramente tra le più significative per quel che riguarda il nostro approccio etico, morale e legislativo nei confronti dell’arte. Tutti, chi più chi meno, ci sentiamo sicuramente più libertari rispetto alle generazioni dei nostri antenati, formalmente ci piace vivere in un mondo dove la libertà di espressione e di associazione non venga minimamente violata; eppure, quando le canzoni Trap di artisti come Sfera Ebbasta entrano in collisione non solo con determinati gusti estetici, ma anche con l’etica e la morale comune ad un gruppo vasto e talvolta maggioritario di individui (in Italia o in generale nei paesi avanzati europei e negli Stati Uniti c’è una sproporzione tra giovani e adulti a favore di questi ultimi) ecco che improvvisamente si impugna la legge allo scopo di tutelare il benessere dei figli minorenni di questo determinato gruppo di individui (allego nelle fonti l’apertura dell’indagine per “istigazione all’uso di sostanze stupefacenti” nei confronti del noto trapper italiano “a seguito dell’esposto presentato” dai senatori Lucio Malan e Massimo Mallegni; secondo loro, nei testi di Sfera Ebbasta vi sono riferimenti a “frequenti oscenità” e “si riferiscono pressoché tutti all’uso di droghe e spesso al loro spaccio, senza mai accennare alla negatività di tale pratiche, anzi presentando tale stile di vita come simbolo di successo”). Senza entrare nel merito delle indagini, ripercorriamo la storia di alcune massicce operazioni di censura, più o meno legate, con i dovuti distinguo storici, alla volontà di proteggere non solo i giovani ma l’intera collettività dalle forme d’arte ritenute “degenerate”.

Frank Zappa e il Parents Music Resource Center

Nel 1984 il chitarrista rock Prince pubblica l’album Purple Rain. Una signora statunitense di nome Tipper Gore decide, chissà, magari a malincuore, di acquistare una copia dell’album per la figlia di 11 anni. La signora Gore rimane particolarmente scioccata, come scriverà nel libro “Raising PG kids in a x-rated society”, dalla canzone “Darling Nikki”e dai riferimenti all’autoerotismo, nello specifico a un “demone del sesso che si masturba con una rivista”. Tipper Gore non è una madre piccolo borghese scandalizzata e nemmeno una scrittrice o giornalista di successo; suo marito Al Gore è un influente senatore del Partito Democratico (alcuni anni più tardi diventerà il vicepresidente di Bill Clinton) e lei non è certamente il tipo da restare inerme di fronte al proliferare di quelle oscenità sotto forma di canzoni “rock”. Insieme a un gruppo di mogli di senatori (in seguito verranno soprannominate, appunto “The Washington Wives”) fonda il PMRC (per l’acronimo vedi il titolo sopra) il cui obbiettivo è un sistema di classificazione delle canzoni sulla base dei contenuti: la X per i testi sessualmente espliciti, la O per i riferimenti alle dottrine occulte (satanismo in testa) D/A per i riferimenti a droghe e alcol, V per i contenuti violenti.Il sistema di classificazione andava apposto sull’album. Inoltre, il comitato compila una lista di quindici canzoni da non trasmettere in radio e in televisione da classificare secondo il sistema precedentemente citato. Inizialmente il PMRC, in quanto ente no profit, non può che chiamare a sostegno della sua battaglia il PTA (acronimo di Parents-Teacher Association, ovvero l’associazione dei genitori e insegnanti) per esercitare pressioni sulle etichette discografiche iscritte alla RIAA(ovvero Recording Industries Association of America, l’associazione americana per l’industria discografica) affinché applichino il sistema di classificazione utilizzato già da tempo anche per le opere cinematografiche. È proprio qui che torna in scena il nostro senatore Al Gore, il quale si impegna per far passare la legge HR2911 che impone una tassa sulle registrazioni private (i cui introiti sarebbero finiti nelle tasche delle etichette discografiche).Tale legge avrebbe reso le case discografiche accondiscendenti nei confronti delle richieste del PMRC. Di seguito l’elenco dei membri fondatori del PMRC: oltre a Tipper Gore vi facevano parte Susan Baker (moglie del Segretario al Tesoro James Baker) Pam Howar (moglie di Raymond Howar esponente del Partito Repubblicano) e Sally Nevius (il marito John fu nominato dal presidente Nixon “Washington City Council Chairman”). La risposta di parte dell’opinione pubblica non si fa attendere e presto si costituiscono comitati e associazioni per scongiurare le iniziative del PMRC, si muovono artisti in voga nel periodo e intellettuali. Uno tra tutti, a mio avviso, fu il più efficace e costruttivo pur nei toni durissimi nel contrastare il comitato; Frank Zappa, il musicista “rock” italo- americano non ha certo bisogno di presentazioni, data la sua influenza nel panorama musicale rock e le sue sperimentazioni che ne hanno fatto uno degli artisti più influenti del secolo passato. La sua satira dissacrante, l’utilizzo di testi sicuramente ritenuti “volgari” per un certo gusto dei tempi (forse anche per il nostro millennio) il sesso come tema ricorrente non gli hanno certo attirato le simpatie dell’opinione pubblica conservatrice del suo paese (ad es. canzoni come Black shoes don’t make it che ha come tema principale le perversioni sessuali di un politico). Nemmeno la sinistra liberale, antirazzista e progressista (quelli che forse oggi vengono definiti liberal o politicamente corretto) lo vede di buon occhio. La canzone Jewish Princess, parodia sugli stereotipi della cultura americana nei confronti dei concittadini ebrei, viene accusata di utilizzare riferimenti antisemiti, oppure Bobby Brown goes down, in cui il macismo dell’omosessuale Bobby Brown fa inorridire sia le femministe che gli attivisti pro- gay. Per queste ragioni, un artista scomodo e urticante quale era lui non poteva che difendere la libertà dell’artista, specialmente nella satira, di poter dire qualsiasi cosa e con qualunque mezzo linguistico. Zappa sostiene di tasca propria la sua campagna pubblicitaria, senza legarsi ad alcuna associazione, coerentemente con il suo rifiuto ad essere inserito in qualunque tipologia di etichetta culturale o ideologica. Come primo passo scrive una lettera aperta in cui accusa le fondatrici del PMRC di limitare fortemente la libertà di espressione tutelata dal Primo Emendamento della Costituzione U.S.A., facendo passare in primo piano un loro capriccio rispetto agli interessi principali della nazione; contemporaneamente attacca le etichette discografiche della RIAA per essersi prostrati alle “Casalinghe di Washington”in cambio del vantaggio economico garantito dalla legge HR2911 ai danni dei musicisti e compositori:


“(..)Il P.M.R.C. non nasconde di volersi servire dei rapporti speciali che ha per forzare la questione. Nel corso di un’intervista a una radio di Albany, la signora Howar si è riferita al signor Fowler della F.C.C. (Federal Communication Commission) suggerendo che potrebbe anche esserci un intervento di quell’agenzia se le loro altre fetide tecniche dovessero fallire. Forse qualcuno ha riscritto lo statuto della F.C.C. mentre eravamo distratti? Che diavolo sta succedendo? L’estorsione è ancora un atto illegale? L’istigazione a commettere un reato d’estorsione è altrettanto illegale? E questa storia va ben oltre le considerazioni possibili sul Primo Emendamento. Nessuna persona sposata o legata a rappresentanti del governo dovrebbe avere il permesso di sprecare il tempo della nazione in progetti da casalinghe in malafede come questo.(..)Una casa discografica ha il diritto di promuovere i propri interessi e trarne un profitto, ma non a spese della gente che rende possibile il prodotto. C’è sempre qualcuno che alla fine deve scrivere ed eseguire LA MUSICA. Non nego a nessuno il diritto di aver opinioni su qualsivoglia argomento, ma quando le opinioni di certa gente possono influenzare la mia vita e quella dei miei figli solo perché questa gente ha un accesso privilegiato alla macchina legislativa, credo che si sollevi una questione legale di vitale importanza.(..)”


La fonte è una traduzione della lettera di Frank Zappa pubblicata sulla rivista “Cashbox” che ribadisce i medesimi concetti. Poco dopo Zappa scriverà una lettera all’allora presidente Ronald Regan:


“Ha considerato il tema basilare della correttezza di un progetto ideato quasi per gioco, da cui potrebbe scaturire un’azione legislativa tale da limitare il commercio e di avere un effetto sulle vite di milioni di americani? E ha considerato che un tale progetto promosso dalla sposa di un rappresentante eletto è stato messo all’ordine del giorno del Senato con precedenza su altri affari nazionali nel frattempo lasciati da parte? Le pare giusto che la gente non abbastanza fortunata da aver sposato una superstar del Campidoglio debba tenere la bocca chiusa, mentre le mogli di Washington giochicchiano con la macchina legislativa?”


Il presidente Reagan non risponderà direttamente alla lettera, ma ribadirà più o meno apertamente il proprio sostegno morale alla causa del P.M.R.C. Secondo diverse fonti il presidente definirà “pornografi”chi nel proprio ruolo si occupa della vendita e promozione di musica rock (le allego in fondo all’articolo). Il 19 Settembre 1985 la Commissione del Senato per il Commercio, la Tecnologia e i Trasporti dedica un’audizione pubblica sulla proposta del P.M.R.C. (il video si può trovare intero o a spezzoni su YouTube). I membri della Commissione avevano le mogli nel P.M.R.C. e Frank Zappa non mancò di sottolinearlo. All’audizione partecipano, a sostenere l’iniziativa delle “Washington Wives”, rappresentanti e consulenti del comitato; alcuni nomi: Millie Waterman, Joe Stussy, Paul King. In qualità di testimoni: senatore Al Gore (che in questa storia sembra presente quanto il Grande Fratello nel capolavoro distopico di G.Orwell “1984”) senatrice Pula Hawkins del Partito Repubblicano. Contro la proposta del comitato: Frank Zappa, Dee Snider dei Twisted Sisters e John Denver (il quale non esiterà a paragonare l’operazione del P.M.R.C. ai roghi nazisti, come vedremo in seguito non del tutto a torto). All’inizio del suo intervento Frank Zappa cita il Primo Emendamento della Costituzione Americana per la stampa straniera, ma soprattutto per evidenziare che qualunque genitore che non apprezza che il proprio figlio ascolti musica rock in un’età particolarmente suscettibile, è libero di investire in qualsiasi altro modo i propri soldi, grazie alle libertà garantite dalla Costituzione dei Padri Fondatori. Consentitemi unapiccolaprovocazione, a quei genitori miei connazionali che stigmatizzano la Trap come musica degenerativa per i loro figli, ho notato spesso che molti bambini hanno già alle elementari (intorno ai 10-11 anni più o meno) uno smartphone, tablet o qualsiasi altro dispositivo touch che non hanno certamente acquistato col proprio stipendio, con la possibilità di accesso a contenuti ben peggiori della Trap....non sarà che l’acquisto di tali dispositivi non era per nulla necessario per la crescita del vostro bambino? Cito di seguito uno spezzone dell’intervento di Frank Zappa:


“Per quel che ho sempre saputo in campo legislativo, del Primo Emendamento si dà l’interpretazione meno restrittiva. In tale contesto il P.M.R.C. avanza una proposta che equivale a trattare la forfora con la decapitazione. Nessuno ha costretto la signora Baker o la signora Gore a portarsi a casa Prince o Sheena Easton. Grazie alla Costituzione esse sono libere di acquistare altri generi musicali per i figli. Ho l’impressione che insistano nell’acquisto di registrazioni moderne per continuare a illudersi con certe sofisticazioni aerobiche.”


Zappa, infatti, non è per nulla un libertario che aderisce a certe posizioni per moda, insiste affinché siano le famiglie a preoccuparsi dell’educazione dei propri figli in tutti i campi, anche in quello musicale. Ecco un altro spezzone del medesimo discorso:


“Il genitore può sempre suggerire che quei soldi vengano spesi per un libro. Se il genitore ha paura di far leggere un libro al figlio, forse potrà investire gli 8,98 dollari in musica strumentale. Perché non portare a casa del jazz, o della musica classica invece di Blackie Lawless o di Madonna? Grande musica senza parole è disponibile per chiunque abbia abbastanza senno da vedere oltre il disco di platino di moda nella scorsa settimana.(..) se come genitore voi credete che debbano essere esposti a qualcosa di meglio di “Sugar Walls” date il vostro appoggio ai programmi di corsi musicali nelle scuole. I costi degli studi musicali sono davvero bassi rispetto alle spese sportive. I vostri figli hanno il diritto di sapere che esiste dell’altro oltre alla musica pop. È un vero peccato che il P.M.R.C. preferisca dispensare heavy metal sterilizzato dal Governo, invece di qualcosa di più elevato. È forse un gusto personale del P.M.RC., o si tratta solo di un’altra manifestazione dell’inesistente priorità che questa amministrazione ha dato All’educazione artistica in America?”.


Un secondo aspetto toccato da Zappa è quello della totale ignoranza in campo musicale delle promotrici del P.M.R.C., i bersagli delle loro campagne infatti sono le canzoni “rock” (o tuttalpiù “porno rock” con grande autorevolezza musicologica) ma il panorama musicale americano è ampio ed eterogeneo (ricorda con molta puntualità il musicologo ed ex chitarrista italiano Franco Fabbri:Jazz, blues, rythm and blues, country and western, rock and roll ecc..) ci sono tanti altri generi musicali i cui testi delle canzoni contengono testi che insultano la “decenza”secondo i criteri delle “Washington Wives” neanche minimamente considerati dal P.M.R.C.


“La classificazione del P.M.R.C. restringe il commercio in uno specifico campo musicale: il rock. Non sono state chieste classificazioni per i dischi di comedy o per il country. C’è qualcuno nel P.M.R.C. che riesce a stabilire una differenza infallibile fra rock e country? Gli artisti di entrambi i settori hanno elementi stilistici spesso convergenti, alcuni artisti usano il genere della comedy, e se un disco è in parte country e in parte rock e in parte comedy, che tipo di classificazione dovrebbe avere? E già che ci siamo care signore, perché non avvisare il popolo che dentro quei dischi di musica country con le bandiere americane, i grossi camion, le cotonature super, si annida un’affascinante varietà di canzoni sul sesso, la violenza l’alcol e il diavolo, registrate perché si capisca ogni parola, cantate da gente che è stata in galera e che ne è orgogliosa? Se passasse, il programma del P.M.R.C. avrebbe l’effetto di una legge protezionista per la musica country, dando più garanzie ai cowboy che ai bambini.”


In un ulteriore passaggio del suo discorso Zappa spiega i danni che il nuovo sistema di censura e classificazione potrebbe provocare non solo con la stigmatizzazione individuale ma anche l’impatto economico che ricadrebbe direttamente sui musicisti-compositori. Quando gli viene evidenziato che il sistema di censura proposto dal P.M.R.C. è già in essere nell’industria cinematografica, Zappa sottolinea due differenze: il primo, l’insieme dei lavoratori coinvolti nella realizzazione di un film (attori, comparse ecc..) viene pagato per recitare o per svolgere qualsiasi ruolo che gli compete, mentre i musicisti (soprattutto in ambiti come il “rock”) sono i compositori oltre che esecutori della loro arte, quindi lo stigma ricadrebbe direttamente sull’intero gruppo. Anche dal punto di vista economico, gli effetti della minore circolazione dell’opera realizzata nel cinema ricadono sul produttore, mentre i musicisti vengono pagati a royalty che servono anche a coprire gli anticipi sostenuti per la realizzazione dei dischi. Quindi Zappa propone un’alternativa, ovvero l’inserimento di un foglio insieme al disco o alla cassetta che permetta al consumatore di poter leggere direttamente il contenuto dei testi, in modo che possa decidere autonomamente se comprare o meno il disco o la cassetta al proprio figlio minore. Di seguito le parole dirette di Frank Zappa:


“Il P.M.R.C. ha chiesto che le case discografiche calcolino su nuove basi i contratti di quei gruppi che sul palco fanno cose che loro trovano offensive. Ricordo al P.M.R.C. che i gruppi sono composti da individui, e se uno ancheggia troppo bisogna dare una “X” a tutto il gruppo? Se il gruppo viene scaricato dalla casa discografica grazie a questo nuovo calcolo, gli altri componenti che non si dimenavano gli potranno far causa perché ha rovinato loro la carriera? E i singoli musicisti poi dovremmo classificarli individualmente? Se così fosse, chi è abilitato a stabilire che il chitarrista è “X”, il cantante un “D/A” e il batterista un “V”? Se il bassista, o il suo senatore, appartengono a un gruppo religioso che danza circondato da serpenti velenosi, gli metteranno una bella “O”? E se ha un orecchino solo, un cornetto italiano al collo e canta del proprio segno astrologico, pratica yoga, legge la Kabbalah o possiede un rosario? Il suo contenuto occulto entrerà in archivi computerizzati e verrà magari utilizzato più avanti come prova decisiva per stabilire se il nostro tipo ha diritto o meno a un mutuo casa? Ma no, magari vi diranno che tutto ciò è necessario solo per proteggere i vicini dalla possibilità che testi satanici si intrufolino dalle pareti. Che pericoli attendono lo sfortunato venditore che accidentalmente vende un disco classificato “O” al piccolo Johnny di qualcuno?(..)Non avrei alcuna obiezione nell’avere tutti i testi pubblicati sugli album tutte le volte.(..) In questo modo non dovreste inserire alcun giudizio soggettivo sull’album (..)”


L’evento ebbe un’enorme risonanza mediatica e nulla di più (trentacinque reti televisive e cinquanta fotografi seguirono l’audizione). L’accordo tra P.M.R.C. e R.I.A.A. prevedeva sanzioni su base volontaria, ma la maggior parte degli artisti “censurabili” pubblicavano dischi per etichette discografiche che, non facendo parte della R.I.A.A. erano escluse dall’accordo (Tipper Gore ammetterà che la censura avrebbe riguardato il 5% dei dischi pubblicati negli Stati Uniti) Molte delle canzoni disapprovate dal P.M.R.C. per i loro contenuti decollarono nelle vendite (l’esempio emblematico è quello della “famigerata” Darling Nikki di Prince: 25 milioni di copie vendute in tutto il mondo, il rispettivo album Purple Rain tre volte certificato disco d’oro e nove disco di platino).


Nazismo, fascismo, comunismo e moralismo

"Cattive situazioni creano cattive leggi e le persone che creano cattive leggi sono, a mio parere, più pericolose degli autori che celebrano la sessualità."

Frank Zappa

A questo punto vorrei tornare alla domanda posta nel titolo, ovvero: la censura è protezione dell’individuo o svolta autoritaria? Sicuramente non è possibile rispondere in modo sensato senza prendere in esame le esperienze storiche dei totalitarismi più studiati e conosciuti della storia recente, soprattutto il loro rapporto con la musica e l’arte nel senso più ampio e generico, negli aspetti anche più comuni rispetto alle istanze delle persone che manifestano maggiore diffidenza nei confronti della musica (mia) contemporanea. Senza voler mettere sullo stesso piano le preoccupazioni che alcuni genitori hanno per la crescita del proprio figlio coi regimi totalitari, non posso fare a meno di notare alcune caratteristiche comuni. Primo fra tutti il rapporto con l’apparato di potere legislativo che avevano le “Washington Wives” ( addirittura abbiamo visto come le loro istanze venissero accolte e promosse dai rispettivi mariti sia nello schieramento democratico che in quello repubblicano) e i partiti al potere nei rispettivi regimi totalitari (Hitler e Mussolini, in modi diversi, giunsero al potere tramite elezioni) che li mettevano certamente in una posizione dominante rispetto agli artisti e tutto l’ecosistema economico che ruotava intorno a loro. Il secondo aspetto comune era la profonda avversione nei confronti di alcuni generi musicali: abbiamo visto la musica “rock” per le “Washington Wives”, nel caso del Fascismo fu l’accanimento nei confronti del Jazz e della canzone italiana. Il Jazz arrivò in Italia (e in Europa) durante la Prima Guerra Mondiale tramite le bande militari americane e si diffuse negli anni trenta tramite la musica da film. Un particolare tipo di Jazz, il Ragtime, godette di grande apprezzamento tra la gioventù italiana, era musica da ballo, più meno paragonabile socialmente al ruolo del repertorio musicale delle moderne discoteche. L’EIAR era l’ente di regime che si occupava della trasmissione di musica via radio, nei confronti del Jazz ebbe atteggiamenti differenti tra la fine degli anni venti e la fine degli anni trenta: venne definita “musica negroide” e “musica afro-demo-pluto-giudo-masso-epilettoide”. Nel 1929 l’EIAR trasmise un programma che si chiamava appunto EIAR JAZZ (tutte queste decisioni, ma guarda che ironia, prese da uffici politici) che fu abolito già nel 1930, fino al 1938 l’EIAR cambiò più volte atteggiamento nei confronti di questa musica. Il comportamento non proprio coerente dell’EIAR era in linea con gli umori interni del partito fascista, tra chi appoggiava l’esecuzione pubblica di musica Jazz e chi rifiutava musica “straniera” e voleva invece esaltare la musica della “patria”. Di seguito una citazione da un articolo del “Popolo d’Italia” del 30 Marzo 1938:


“È nefando e ingiurioso per la tradizione, e quindi per la stirpe, riportare in soffitta violini, mandolini e chitarre per dare fiato ai sassofoni e percuotere timpani secondo barbare melodie che vivono soltanto per le effemeridi della moda! È stupido, è ridicolo, è antifascista andare in solluchero per le danze ombelicali di una mulatta o accorrere come babbei a ogni americanata d’oltre oceano!”


Dal 1938, contemporaneamente all’approvazione delle Leggi Razziali il regime cercò di creare un “gez” italico, per poi accanirsi contro qualsiasi esecuzione in pubblico della musica jazz. Sulla stessa scia era il fanatismo patriottico del regime nazional-socialista tedesco, che i fascisti presero ad esempio. Di seguito il testo della legge del 31 Maggio 1938 promossa dal regime nazista:


“i prodotti dell’arte degenerata messi al sicuro in musei o in raccolte accessibili al pubblico prima dell’entrata in vigore della presente legge o dichiarati prodotti dell’arte degenerata da uno degli edifici designati dal Führer e cancelliere del Reich, possono essere confiscati a favore del Reich senza indennizzo”.


Per quanto riguarda la censura musicale nella Russia sovietica, nel discorso del 9 Febbraio 1946, Stalin manifestò la sua radicale ostilità a tutto ciò che “puzzava” di capitalista, cosmopolita e filo-occidentale, ponendo fine alla stagione del Jazz anche in quella parte di mondo (la storia della musica ci insegna che i musicisti “istituzionali” quali Shostakovich e Prokofiev non rimasero esenti da accuse di “formalismo” e altre stupidaggini simili dettate dall’irrazionale pazzia e ignoranza dell’apparato sovietico). Non mi dilungo sulle conseguenze che ebbe il sistema di censura dei regimi totalitari sulla vita individuale di molti artisti, tra chi è finito in galera, chi è stato ucciso, chi è fuggito all’estero e chi ha semplicemente dovuto “chiudere la saracinesca”coi relativi danni economici (moltissimi compositori europei migrarono negli Stati Uniti durante il periodo in cui fascisti e nazisti erano al potere). Mi tocca tuttavia porre l’accento sul fatto che, esattamente come le “Washington Wives” e ancor prima la politica ferocemente anticomunista del “maccartismo”, i regimi totalitari basarono le loro “purghe” musicali non su criteri scientifici e razionali ma su pregiudizi culturali, ideologici e razziali, con l’intenzione di “proteggere” le masse da influenze di musica “maligna” secondo i criteri puramente soggettivi dei vari uffici legislativi o ministeriali, a loro volta manipolati o semplicemente influenzati da persone senza scrupoli che non si preoccupavano minimamente delle conseguenze materiali che le persone colpite dalle loro leggi avrebbero dovuto subire. Un altro degli strali lanciati dalle “Washington Wives”, per certi versi paragonabile al caso di Sfera Ebbasta e il suo processo per istigazione all’uso di droghe, è la convinzione che esporre continuamente la mente di un minore a video e canzoni che parlano di alcol, droga, sesso e violenza possa indurli a comportarsi in modo deviato. La signora Gore impostò sicuramente la campagna nel modo sbagliato, utilizzando parole come “sesso orale” in televisione (ai tempi, non tutti usufruivano di prodotti musicali, ma difficilmente un cittadino statunitense del ceto medio era sprovvisto di una televisione. Chi è adulto e vaccinato, ma penso anche un adolescente, sa benissimo che se metti i “beep” alle parole queste si intuiscono le stesso) ma la domanda è “L’ascolto di testi musicali e video con contenuti sessuali, violenti, satanici ecc..è direttamente legato alla mia degenerazione psicologica?” Innanzitutto, va chiarito che i video musicali “sessualizzati” non sono pornografia, è vero tuttavia che spesso la presenza di uomini e donne “sexy” con scollature o vestiti in modo provocante è importante ai fini della vendita. L’impianto accusatorio è abbastanza scivoloso, la diffusione di tali video è talmente generalizzata e martellante che dovremmo seriamente pensare di avere le strade stracolme di giovani pervertiti e generazioni intere devastate per essersi masturbate davanti ai video di Lady Gaga, Madonna o Prince, totalmente incapaci di avere una vita sentimentale e sessuale sana. Non mi sembra di vivere in scenari del genere, forse mi sbaglio. Se così fosse, dobbiamo mettere assolutamente mettere agli arresti lo storico Alessandro Barbero tutte le volte che nella sua conferenza “Il sesso nel Medioevo” ha citato testi letterari medioevali con contenuti esplicitamente sessuali. Dovremmo anche arrestare Roberto Saviano per la sua serie “Gomorra” ogni volta che qualcuno si taglia i capelli come i criminali protagonisti della serie? Penso che questi argomenti siano fallaci, secondo questa teoria un numero enorme di bambini potrebbe avere cominciato a fumare da adolescente per aver visto Gamba di legno con un sigaro in bocca nel film “ Canto di Natale di Topolino" da piccolo (il fumatore di una sigaretta ha tutte tutte le caratteristiche che si addicono a un drogato, solo che è istituzionale. Non è forse vero che dipendi da qualcosa che ha un impatto devastante sul tuo corpo e sulla tua salute e che in tempi neanche troppo remoti il tabacco veniva spacciato illegalmente e pure di pessima qualità? Per i lettori più attenti sottolineo che vivo in Italia e la legislazione sulle droghe è diversa rispetto ad altri paesi). In conclusione, mi trovo d’accordo sulla responsabilizzazione del genitore sostenuta da Frank Zappa nella lotta al P.M.R.C. Credo che la determinante non sia l’essere esposti a determinati contenuti (Prince lo ascolto anch’io. Ho ascoltato per pura curiosità alcuni gruppi le cui canzoni avevano contenuti di tipo satanico, conosco la canzone “Sex and drugs and Rock and Roll” e da quando sono bambino, come molti miei coetanei, faccio notare, ho avuto a che fare con contenuti video violenti, due esempi a caso: il Signore degli Anelli, Dragonball Z e i videogiochi di vario genere). Credo che vada costruita passo passo la capacità razionale di capire che i comportamenti che vedi o ascolti in alcuni contenuti sono sbagliati e dannosi. Quando ero alle elementari tutti noi, purtroppo, guardavamo il Wrestling, ma eravamo anche consapevoli che i lottatori che guardavamo fingevano, quindi sapevamo che imitarli era un atteggiamento stupido e pericoloso. Forse se i nostri genitori o maestri non ce l’avessero detto, saremmo tutti diventati dei piccoli Mike Tyson. Chi è arrivato in fondo all’articolo avrà notato che non c’è una risposta definitiva alla domanda che ci accompagna fin dall’inizio dell’articolo “Come possiamo proteggere gli individui in età suscettibile da contenuti pericolosi e devianti?” Ebbene, alla Frank Zappa dico: decidilo tu.


Fonti

https://www.451online.it/lintervento-di-frank-zappa-contro-il-p-m-r-c- raccontato-da-franco-fabbri/


https://thevision.com/musica/frank- zappa/


https://www.udiscovermusic.com/stories/filthy-fifteen-pmrc- censorship/


https://www.afka.net/Articles/1986-11_Daily_Sundial.htm https://constitution.findlaw.com/amendment1.html


https://urbigenous.net/library/zappa.html


https://medium.com/@nicolovitturiz/la-censura-musicale-durante-il-periodo- fascista-551d310efb7c


http://www.novecento.org/dossier/la-violenza-di-stato-nel-novecento-lager-e-gulag/la-musica-al-tempo-delle-dittature/


https://www.ilsole24ore.com/art/sfera-ebbasta-indagato-istigazione-all-uso- droghe-AEviJyDH