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stefanovivaldini
Bellissimo articolo, di grande ispirazione! 😊
vincenzocanto
Trovo interessante l'idea di 'fingere' un incontro reale con l'artista (qui riprodotto in tutta la sua verità psicologica) e con le sue opere animate a trasformare la galleria in cui sono esposte in una via popolare di quella Roma o di quella Napoli vissute e interpretate dallo stesso Caravaggio.
vincenzocanto
Per altro è un incontro che Lei ha avuto modo di realizzare direttamente ripercorrendo, pennellata dopo pennellata, l'arte del Merisi. Sarebbe un'idea per dei suoi prossimi articoli quella di scriverne di simili su altri artisti.

Ho incontrato Caravaggio

Il sogno e la passione per l’artista

Angelo Avanzato

Artista
2nd January 2021

Ho incontrato Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, dieci anni fa a Roma. A onor del vero ci siamo incrociati in altre occasioni, a Siracusa e a Messina, ma non ho avuto modo di conoscerlo a fondo se non attraverso i libri di storia dell’arte. Quella volta, mi si è presentata l’occasione della mia vita e non volevo sprecarla.

L'incontro con Caravaggio

Lo vidi, in occasione della grande mostra, avvolto nel buio, nelle Scuderie del Quirinale, seduto in disparte mentre osservava la folla che si accalcava per ammirare le sue opere. Raccolsi quel poco coraggio che avevo - la sua brutta fama lo precede - e mi avvicinai a quel personaggio così misterioso, accennai a un saluto ma egli non rispose, mi raggelò con lo sguardo. Saltai i convenevoli, del tipo caro maestro ecc. (non era il caso). Mi sembrava strano che un così grande artista non fosse in mezzo alla folla per spiegare le sue magnifiche opere direttamente e non attraverso i critici o i suoi detrattori e gli domandai il perché. Appena pronunciai la parola ‘’critici’’ cominciò ad agitarsi e a dimenarsi (ho saputo che non si era presentato all’inaugurazione per non incontrarli), riprese fiato e li definì ciarlatani, buoni a nulla che non capivano nulla di arte. “Delle mie opere”, disse, “avevano detto di tutto e tutto il contrario, cose molto fantasiose, interpretazioni assurde, ora comiche, ora perfino divertenti, e poi pretendevano di sapere di più di quanto ne sapessi io stesso. Osannano quel Baglione che non è capace di dipingere, che si è fatto strada con le raccomandazioni, le sue tele... è meglio che lasci perdere, ho già subito tanti processi e tanto basta. Mi hanno anche accusato, ingiustamente, persino di essere un degenerato”. Mi lanciò delle occhiate delle sue e aggiunse, riprendendo apparentemente la calma, che voleva evitare risse con il rischio di danneggiare, a causa della sua ira, le sue opere. Forse, pensai, è meglio che se ne stia buono in un angolo. Mi congedai con un timido ‘’a dopo’’, ma non mi parve di scorgere in quel volto, come prima, alcun accenno di risposta. Mi riproposi di rincontrarlo alla fine della visita, ma non lo vidi più, forse era uscito per il suo solito bicchiere con gli amici in qualche trattoria a Trastevere.


Cominciai la visita con Amore vincitore. Vedevo da lontano, nel buio della sala, un ragazzo vivace e impertinente, a mo’ di putto, con ali e frecce che guardava lo spettatore con malizia e quasi divertito, stanco di stare in quella posizione scomoda, nudo con le gambe divaricate, con il sesso in bella evidenza, ma lui non ne se curava più di tanto, sembrava che da un momento all’altro saltasse fuori da quella preziosa cornice prendendosi burla e scherno di quel pubblico così com’era, nudo e provocatore. Pensai, questo è Caravaggio. Il miracolo avvenne per davvero: prima uscì fuori dalla tela il putto nudo tra la folla dei benpensanti, poi fu il turno del ragazzo con il cesto di frutta, i bari con le carte truccate, la zingarella ladra e bugiarda, i suonatori che accordavano gli strumenti, il bacco nell’atto di spogliarsi, e poi le prostitute, Annuccia dai capelli rossi, la bella Fillide e altre ancora pronte ad allietare la serata, tutto sembrava prendere vita. In mezzo alla sala, una tavola addobbata con i fiori presi in prestito dal suonatore di liuto, la canestra di frutta in bilico, le ceste delle due Cene di Emmaus, la frutta del bacco, le brocche di vino e tra musica e danze si aspettava l’arrivo del Cardinale del Monte e dei suoi illustri ospiti, per l’aperitivo. Il Cardinale arrivò, ovviamente in ritardo, e diede inizio alla festa, e fu festa. Ma, in disparte come una presenza inquietante, stava immobile il bacchino malato. Mi sembrava di stare a teatro o nel set di Satyricon di Federico Fellini o ancora meglio in un film di Pierpaolo Pasolini, spezzoni di film e romanzi, Il Decamerone, Il Fiore delle Mille e una notte, Teorema, Ragazzi di vita. L’atmosfera sognante e onirica durò poco, le candele piano piano si affievolirono, i suoni divennero rumori di spade in lotta, i canti divennero le urla di Golia, le urla di Oloferne e, su tutte, le urla di Ranuccio, come in un seppellimento, quando la tomba viene sigillata, e poi tutto diventa buio e morte.


Dentro Caravaggio

Ho cominciato, un po’ per gioco un po’ per sfida, con il dipingere L’Amore vincitore, ma poi sono arrivati Il Bacco, I Bari, La Buona Ventura, Riposo durante la fuga in Egitto, ecc. quasi seguendo la cronologia delle opere di Caravaggio. Dieci anni dopo mi ritrovo con circa trentacinque opere nel formato originale. Mi sono detto, perché guardare le opere di Caravaggio e non dipingerle? Ho voluto così entrare dentro l’opera del Caravaggio non come semplice spettatore, ma cercando di conoscere la profonda contraddizione dell’animo umano, di questo artista così attuale che ha avuto il coraggio di sfidare il senso comune della bellezza e rappresentare il suo mondo fatto di miseria umana e che, attraverso la pittura, diventa immagine di Dio.


Caravaggio e il mondo degli invisibili

Il riscatto degli invisibili. Gli invisibili acquistano la dignità di esseri umani, mai nella storia si sarebbe parlato di loro se non con disprezzo, ma grazie al genio di quest’uomo sono diventati eterni. Caravaggio è scandalo, è un uomo che si mette in gioco continuamente portando avanti le sue idee con coerenza, sfidando i suoi contemporanei con questa pittura così tremendamente reale, non stereotipata, fatta di persone vive che lottano per la sopravvivenza, in bilico tra la vita e la morte. Non sono i personaggi a uscire dal quadro, come nel sogno, ma siamo noi che veniamo proiettati dentro la tela diventando parte di essa. Caravaggio sembra dire “questo sono io e questo è il mio mondo”. Non è un uomo forte, è fuggito, ha implorato pietà, ha cercato protezione per sottrarsi alla sua condanna a morte. Voleva vivere e sfuggire al suo destino, profondamente pentito. Vedo l’Uomo di sempre che cerca di rialzarsi e lottare contro i suoi fantasmi, lottare con la sua coscienza sospeso tra la terra e il cielo.


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