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robertagennuso
Grazie Marco per questo interessantissimo articolo! Come tu stesso hai scritto la musica paga il prezzo di una crisi culturale e secondo il mio crudo punto di vista i social sono parte della causa. Infatti quando si prova a far qualcosa la risposta è davvero deludente...
Marco Carta -_Classi
Hai ragione, e sui social concordo, sono attualmente più un problema che una risorsa purtroppo! Infatti la maggioranza delle persone li usa per sfogare i peggiori istinti, generando un ambiente tossico (basti pensare alle schiere di personaggi che usano la reaction della risata sotto i bollettini Ansa sul coronavirus), e questo impedisce al nostro ambiente di crescere come meriterebbe! Anche perc
Marco Carta -_Classi
Anche perché i nostri contenuti non portano conflitto ma elementi culturali, tecnici e interpretativi (persona il taglio sul commento prima ma ho sforato leggermente la lunghezza)

IL MUSICISTA NELLA MODERNITÀ

DIVULGAZIONE E RAPPORTO CON IL PUBBLICO

Marco Carta - Classical Music

Musician, MedStudent
18th February 2021

Come far convivere il rispetto “religioso” per l’arte che coltiviamo con il linguaggio dei Social? È possibile farlo senza banalizzare il nostro lavoro e le sue sfumature?

INTRODUZIONE

Assumiamo, per semplicità, che vi siano due parrocchie (per insistere sull’allegoria liturgica) contrapposte su questi temi. Chi aborra i social e chi li ama spassionatamente. Si può trovare un punto di equilibrio? Il mio intento, con questo articolo, è stimolare una riflessione, visto che la materia non ha una soluzione univoca.


LO STATO DELL’ARTE

Iniziamo dall’analisi dello stato attuale: rispetto anche solo a cinque anni fa, abbiamo dinanzi un’evoluzione. Quest’ultima si è perpetrata quasi esclusivamente in modo puntiforme, sporadico, a focolai isolati, per usare un gergo medico. Mai come oggi gli artisti comunicano con il proprio pubblico, e tendenzialmente questo è un bene. In un certo senso, in questo momento storico è necessario, data l’immensa facilità con cui possiamo diffondere musica, interfacciarci con la nostra audience, con lo scopo di ampliarla.


Se infatti una volta gli amanti della Classica andavano a cercare i cd, i dischi, i concerti, motivati da una passione maturata nel tempo, oggi scoprire questo genere può capitare in modo randomico, semplicemente sfogliando i social network. Sebbene manchi il confronto post-esibizione, come giustamente sostiene Roberta Gennuso (vedere articolo su ilSalice.org "L'Arte è Lavoro", ndr), vi sono dei lati positivi in questa diffusione a mezzo social. Dal nostro punto di vista, infatti, un commento o una serie di like difficilmente possono rappresentare un termometro reale della nostra performance: più che altro, alimentano il nostro ego.


COME COMUNICARE?

Da parte degli artisti è giusto e sacrosanto, se non persino necessario, porsi il problema della divulgazione di ciò che si sta facendo. Il messaggio veicolato deve essere infatti sincero, veritiero e al contempo ben confezionato. Insomma necessita di un’elaborazione, sia del contenuto che della sua presentazione.


Lo scopo? Abbattere, o ridurre, le barriere che necessariamente si frappongono fra gli uditori e chi produce musica, frutto del fatto che il linguaggio musicale è, in tutto e per tutto, una lingua “straniera”, la cui comprensione è intellegibile a vari livelli. Si può averne una conoscenza emotiva, alla portata di tutti, e una più intima. Quest’ultima è, ahimè, appannaggio degli addetti ai lavori. Eppure, spesso è proprio in questa che si trova la più rara bellezza dell’Arte musicale: perché non darne qualche chiave di lettura a chi ci ascolta? In questo senso s’inserisce il mondo non mediato di Internet.


PERCHÉ COMUNICARE

Far passare questa conoscenza, di cui, in quanto musicisti, siamo custodi, serve non solo ad arricchire l’esperienza musicale degli ascoltatori, ma anche a far percepire il lavoro del musicista nella sua reale dignità professionale. Non siamo semplici esecutori: dobbiamo studiare molto aldilà del semplice esercizio meccanico. Un musicista che si rispetti deve avere gli strumenti di uno storico (o quantomeno un biografo, un musicologo), dello studente di armonia musicale e del ricercatore (specialmente per quanto concerne i nuovi linguaggi, la musica fuori dall’armonia classica e, in generale, contemporanea). Da questo può passare la concezione del musicista nella società: un divulgatore e conservatore di un costrutto identitario, che ci appartiene più di quanto si pensi.


La musica e la sua sfera professionale pagano il prezzo di una crisi culturale, prima ancora che economica. Questa è stata ulteriormente acuita dalla pandemia, che ha giustamente imposto le ragioni della salute su quelle artistiche. Il vero problema è però l’assenza di prospettive, differentemente da altri settori. Ecco perché rimarcare la musica e la sua centralità: se c’è un momento in cui il legame con il pubblico, fruitore del nostro lavoro, non può spezzarsi, è proprio questo.


Dal momento che i social sono parte della vicenda umana, essi sono destinati a una fine, o quantomeno a un’evoluzione. Perché non sfruttare allora il momento attuale, nel tentativo di lasciare un segno nella società che permetta alle sale da concerto (quando sarà possibile) di riempirsi di persone nuove?


Questo si applica anche al più breve dei video pubblicato sui social: se intendiamo rivolgerci a persone che di musica non hanno una conoscenza profonda, dobbiamo fare in modo che capiscano.


CONTROVERSIE

Il primo punto dolente sta nella distanza fra il contenuto e il suo mezzo di divulgazione: è difficile promuovere un linguaggio articolato e far conoscere una professione complessa in un contesto così schematizzato, di apparente democrazia. Se infatti è vero che quasi chiunque possa esprimersi attraverso internet e i social in particolare, il mezzo di espressione è rigido, limitato. Tanto per cominciare, l’opinione (o l’espressione) di un musicista affermato vale come quella di un amatoriale, per via dell’assenza di filtri o selezione dei contenuti.


Inoltre, questi si misurano in popolarità, non necessariamente in qualità. Peraltro, la diffusione e l’eterogeneità dei social fa sì che ci si possa ritrovare in mezzo a video di gattini, sportivi, di cucina, di mare e vacanze. Insomma, non esattamente il silenzio di una sala da concerto!


Poi, vi sono i tempi di fruizione: un concerto, per sua natura, è un rituale, e come tale si costituisce di diversi passaggi e interazioni. Ciò richiede tempo, attese, il sentire il silenzio prima dell’inizio dell’esecuzione. Nei social questi tempi sono stereotipati, brevissimi e assai scomodi. La stessa fruizione è difficoltosa, specie se si propongono recital interi. Stare un’ora chini sullo schermo dello smartphone è nocivo per l’equilibrio vertebrale, per la postura e l’induzione di deformità delle fisiologiche curvature della spina dorsale, senza contare l’effetto di affaticamento della vista. Proporre brevi brani, in alternativa, può essere un'estrema sintesi dell’esperienza musicale, ma non aiuta il passaggio della complessità.


Senza contare l’appiattimento dell’esperienza uditiva: persino i migliori dispositivi di registrazione non possono dare la stessa sensazione del “live”, e in molti casi ci si limita a registrarsi con lo smartphone. Per artisti che lavorano cesellando dinamiche, timbro, articolazione, è davvero una riduzione grossolana.


CONCLUSIONI

È dunque impossibile conciliare questi mondi? Non proprio. Il social è riduttivo e problematico per varie ragioni, ma, come detto, può essere utilizzato in maniera fruttuosa. Attirare nuovo pubblico, specie le nuove generazioni, non è mai stato più semplice, almeno in teoria.


Si può trasmettere la passione per la musica e il nostro lavoro, ma è necessario rispetto verso quest’ultimo. Infatti, seppure con toni leggeri e frivoli, si può comunicare senza sminuire ciò che facciamo in nome della necessità divulgativa. Inoltre, la qualità del nostro rapporto con i social si riflette sulla qualità dei nostri contenuti. Se vogliamo che certe nuances passino, dobbiamo curare i dettagli, dalla produzione video alle didascalie di corredo.
Posta l'insostituibilità del concerto dal vivo, i social possono essere un utile strumento di supporto della nostra attività, nonché un mezzo per rendere la cultura musicale più diffusa.


L’informazione può fluire stimolando la curiosità e le domande dei nostri contatti: se servirà a rendere un servizio alla musica e a portare nuovo pubblico, rispondere sarà sempre tempo ben speso.


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