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LA FRUSTRANTE ASSENZA DEL SINDACATO MUSICALE

La Musica ha già migliaia di magnifici interpreti. È giunto il tempo di proteggerla.

Marco Carta - Classical Music

Musician, MedStudent
29th April 2021

I musicisti sono stati fortemente marginalizzati dalla società contemporanea. Il loro ruolo si è fortemente ridimensionato, e sono tagliati fuori dalle priorità del discorso politico attuale. Ma è tempo, per tutti, di riconoscersi come parte integrante e sostanziale della società.

IL PROBLEMA RETRIBUTIVO

LA RETRIBUZIONE DEI CONCERTI - I concerti non sono pagati tutti allo stesso modo. I concertisti possono spesso suonare gratuitamente, in cambio di "visibilità" e della necessità di sfogare, dinanzi a un pubblico, il proprio prodotto artistico. Suonare in concerto è il fine ultimo di qualsiasi alliev* che calca i primi passi dentro un Istituto di Alta formazione. Vi sono naturalmente eccezioni, con possibili aspirazioni, già in giovane età, verso l'insegnamento. Tuttavia, il primo contatto con la Musica tende ad essere più istintivo, ed è rappresentato dalla necessità di trovare una modalità di esprimersi artisticamente, e dalla fascinazione per i suoni. Questa stessa necessità spinge molti interpreti, soprattutto giovani (ma con percorsi e proprietà musicale di alto livello), ad accettare compensi risibili o inesistenti pur di suonare. Stanno (stiamo) compiendo un errore, ma è perfettamente comprensibile. In particolare, i Conservatori presentano spesso regolamenti interni che impongono l'assenza di retribuzione per i propri studenti. Questo non aiuta a sviluppare un senso di professionalità del mestiere del Musicista.


IL "PROBLEMA" DELLA LIBERA INIZIATIVA - I musicisti, perciò, sono costretti a negoziare singolarmente il proprio contratto. Essendo soli, e senza potere contrattuale, debbono affidarsi al "buon cuore" e alla professionalità dell'ente che propone loro di suonare. Questo fa sì che il suddetto ente possa sempre scegliere un altro musicista, anche di pari livello, per un prezzo inferiore. Accettare compensi sottodimensionati inflaziona il mercato, ma da entità singole, i musicisti non sempre si rendono conto del disservizio verso i propri colleghi (non è un'accusa alla categoria: ciò è figlio di un problema strutturale). Addirittura, ci si può ritrovare di fronte a un vero e proprio ricatto: fatta eccezione per gli enti che lavorano seriamente, talora si deve scegliere fra concerti in contesti di valore, ma gratuiti (teatri prestigiosi, organizzazione puntuale dell'evento, valorizzazione dello stesso e dell'Artista) e contesti di forte disorganizzazione, contesto inadeguato, ma(l) retribuiti. Per non parlare di quelle occasioni nate da un incontro felice fra malafede, inadeguatezza e assenza di compenso!


L'ASSENZA DI UN PERCORSO ORGANICO FUORI DAL CONSERVATORIO - A differenza di altre professioni, una volta uscit* dal Conservatorio (o conclusa la propria formazione artistica), non sempre il percorso professionale è chiaro. Non esistono avanzamenti di carriera, posizioni a cui ambire, retribuzioni nette per il concertismo. L'insegnamento sembra essere una via imprescindibile: ma deve necessariamente essere così? Se così fosse, si dovrebbe essere chiari fin dall'inizio del percorso formativo, nel bando di ammissione al Conservatorio (o all'Accademia, Istituto ecc.) e stabilire chiaramente: fare il Musicista vuol dire anche fare l'insegnante.


Peraltro, anche l'insegnamento presenta una serie di problemi. In molti contesti, l'insegnante è nettamente sovra-qualificat*, e il programma, il tempo che ha a disposizione per le lezioni, gli impongono fortissime limitazioni. Inoltre questo tipo di percorsi, almeno inizialmente, è inevitabile per poter accedere alle graduatorie per insegnare nei Conservatori. E ancora, essendo queste delle graduatorie nazionali con incarichi di uno o pochi anni, l'insegnante non può mai realmente incidere in una realtà: gli allievi si ritrovano, sempre più spesso, a cambiare insegnante continuamente. Questa pluralità, certamente necessaria nella formazione di un* Musicista, non si accompagna quindi a un percorso formativo di più ampio respiro, garantito da un insegnante che accompagni l'alunn* per diversi anni della propria formazione.


LA MANCANZA DI UNA COSCIENZA DI CATEGORIA

LA COMPETIZIONE FRA MUSICISTI - Annoso punto emergente dalla situazione (italiana e non) è quindi una costante guerriglia e competizione, estesa ad ogni aspetto della professione. Su questo substrato è praticamente impossibile pensare di unire tutta la categoria sotto un'unica bandiera, eppure oggi è più necessario che mai. È di vitale importanza ripensare innanzitutto la professione, a partire dall'insegnamento.


Definendo bene i ruoli, chi insegna e ambisce a certe cattedre si formerà per avere la giusta competenza per poterle occupare: ciò può ridurre nettamente la frustrante condizione di chi, con curriculum estesi e variegati, si ritrova a dover insegnare due ore a settimana (per ciascuna classe) pillole della propria conoscenza. Inoltre, quelle due ore si dovrebbero ampliare (anche estendendo l'insegnamento alle scuole superiori e progettando percorsi universitari ad hoc), e definirne meglio gli obbiettivi formativi, trattando la Musica come qualsiasi altra materia di studio. Lasciare, di nuovo, libera iniziativa al docente, non aiuta nella percezione comune della Musica come di una professione. Ancora, è necessario stabilire delle retribuzioni adeguate per i concerti. Tali retribuzioni potrebbero essere computate sulla base di diversi parametri: il contesto del concerto, il prestigio della manifestazione artistica, il livello professionale del musicista coinvolto.


Questo presuppone una enorme catena di conseguenze, che passi per retribuzioni (statali?) alle associazioni concertistiche, per la necessità di far corrispondere a festival prestigiosi musicisti altrettanto prestigiosi, categorie di festival con retribuzione crescente in relazione a questi parametri... Insomma, un processo complicato, ma necessario: senza retribuzione, non esiste professionalità.


LA DIVERSITÀ DEL PANORAMA: TANTI GENERI, GRANDE VARIETÀ, CARRIERE NON UNIFORMABILI - Inoltre, in questo spaccato di realtà musicale, s'inserisce il problema della varietà delle carriere, della varietà dei generi musicali, della libera scelta dell'artista. Insomma, uniformare può significare fare delle grossolane approssimazioni, in un campo dove l'individualità è un elemento cardine, essendo matrice di una ricerca individuale. Inoltre, può essere complesso stabilire delle regole che valgono in un singolo Paese, laddove il mondo contemporaneo è globalizzato, interconnesso e sostanzialmente privo di frontiere.


IL RUOLO DELLA MUSICA NELLA SOCIETÀ

La Musica è una conquista, è parte del nostro vissuto, della nostra identità. Immaginate di studiare Storia da un libro che non tratti i due conflitti mondiali e la Guerra Fredda: ecco, di fatto lo stiamo già facendo, ignorando la Storia della Musica. Nondimeno, è una parte sostanziale della nostra espressività emotiva, e in ultima analisi, del linguaggio. Bisogna preservarla e preservarne i professionisti.


La Musica non è mai un capriccio, così come non lo è l'Arte. Non ha contorni sfumati e aleatori, non è immateriale: è complessa, sfaccettata, inclusiva e multiculturale, storica, satirica. Include aspetti di benessere ed espressione psicologica individuale, elementi didattici. Il Concerto è una forma fra le più alte di libertà di espressione, un'estensione di uno dei diritti fondamentali dell'individuo: la libertà di parola, di pensiero. Al contempo, è un'esperienza formativa: ci racconta i suoni di epoche passate e della contemporaneità; ci procura beneficio psicologico, attraverso la stimolazione di aree cerebrali uditive, associative, della memoria, che altrimenti sarebbero sopite; può renderci più empatici, è occasione di confronto (ci espone alla visione altrui), di stimolo del pensiero critico. Può, infine, riabituarci a una stimolazione meno ossessiva e ossessionante di quella che subiamo tramite il nostro continuo sottoporci a un'enorme flusso di stimoli. Capite adesso perché sia necessario preservare i professionisti che vi operano?


PERCHÉ SERVE UN SINDACATO

La possibile risposta a tutto ciò (non l'unica ovviamente) è la fondazione di un sindacato musicale. Serve un riferimento politico, una struttura che raccolga le istanze particolari e si possa interfacciare con chi ha la gestione della cosa pubblica. Inoltre, percepirsi ed essere parte di una categoria può avere un impatto sostanziale sulla vita del musicista, specie quelli che si affacciano al concertismo e ai primi passi dell'insegnamento. Può cambiare in modo sostanziale la percezione dell'opinione pubblica, che può finalmente vederci come una categoria vera, e stimolare il loro interesse verso la nostra attività.


Perché un sindacato di soli musicisti? Perché non si può continuare a riempire un enorme calderone sotto le parole "Arte e Cultura": è troppo ampio e generico, e lo ritengo un modo poco efficace di far emergere le istanze di tutti coloro che ne fanno parte. In questo senso, suggerirei di pensare a diversi sindacati, ciascuno per ogni categoria distinta.


Il modello attuale non funziona. È giunto il momento di ripensarlo.


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