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MarcoZagni
Bravissimo! Hai colto nel pieno il senso dell'articolo, completandolo ulteriormente con nuovi spunti interessanti!
Re: Censura Musicale

La risposta è Educazione

Perché capire è meglio che nascondere

Stefano Vivaldini

Composer & Guitarist
14th January 2021

L'articolo di Marco Zagni "Censura musicale" ha suscitato in me una serie infinita di domande e di riflessioni sul tema dell'arte. Ho apprezzato molto l'articolo ed ho voluto interpretare la volontà di non dare risposte come un invito a riflettere e provare a creare una discussione intorno a questo tema. Il tema della censura ha a che fare con il ruolo che diamo all'arte, alla sua classificazione e alla visione di società che vorremmo costruire. Cercherò qui sotto di schematizzare tutte quelle idee che mi sono balzate per la mente, in questi giorni caratterizzati da eventi importanti in cui il limite tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, viene messo in discussione.

Una premessa non necessaria

Non è forse l'arte la più libera delle espressioni umane? Non è forse quella cosa a cui è concessa la licenza di oltrepassare ogni limite? Qualunque sia la risposta a questa domanda il problema rimane. Infatti, se anche affermassimo con forza che l'arte deve godere della totale libertà, ci resterebbe comunque l'onere di decidere i confini della libertà stessa. Dunque non se ne esce, la discussione è millenaria e senza via d'uscita forse, ma una cosa la possiamo già cogliere,  il problema di delimitare l'arte non è un problema artistico, ma è un problema che sta al di fuori dell'arte.


A questo punto qualcuno dirà: "Ecco la scoperta dell'acqua calda" ma credo che avere ben presente che il problema sta fuori d'arte ci metta nella giusta prospettiva per provare a dare qualche risposta. Per semplificare ancora di più questo concetto: l'oscenità, la volgarità, l'immoralità presenti in un'opera non la rendono non artistica, il problema sta quando quest'opera viene presentata in un determinato contesto sociale.


All'arte non è concesso...

L'articolo di Zagni fa riferimento in particolare ad una precisa epoca storica e a come siano nati movimenti che cercavano di arginare il diffondersi (in buona sostanza) di un certo tipo di linguaggio, e un certo tipo di parole. In questo modo però si toglie agli artisti la possibilità di creare consciamente opere atte a dissacrare e creare indignazione e polemica, questo uccide l'arte? Io credo di no, l'arte è un sacco di cose, ma sicuramente ne toglie una bella fetta.


Ogni censura è giustificata a fin di bene e quasi sempre la retorica è quella di proteggere fasce più "deboli" da messaggi che potrebbero risultare sconvolgenti o diseducativi ("Qualcuno pensi ai bambini" cit.), a questo ho due risposte: la prima riguarda parte dall'esperienza personale. |Inizio benaltrismo|  Se penso alla mia infanzia e adolescenza la cosa più traumatica non erano i film, la musica, né ogni sorta di programma televisivo, ma la realtà che si impersonava ogni sera a cena attraverso l'immancabile telegiornale. E quindi cosa dovremmo fare? nascondere che la fuori avvengono le peggiori cose fino alla maggiore età? La violenza non sempre ha bisogno di un linguaggio forte per essere veicolata, ma il liguaggio forte (non presente nell'educato studio di un telegiornale) è più facilmente stigmatizzabile e censurabile |Fine benaltristismo|.


"Se penso alla mia infanzia la cosa più traumatica non erano i film, la musica, né ogni sorta di programma televisivo, ma la realtà che si impersonava ogni sera a cena attraverso l'immancabile telegiornale."

La seconda più che una risposta è un'altra domanda: Ma l'arte può plasmare veramente così tanto la mente dei più suggestionabili? Da artista vorrei quasi sperare di si, ma temo che la risposta sia che dipende da tante cose. Intanto dipende da quali tipi di suggestione stiamo parlando, un conto è seguire una moda e vestirsi solo di fucsia un conto è avere idee xenofobi, e poi dipende ovviamente dal soggetto, tutti siamo suggestionabili in campi diversi ed in maniera diversa. Credo però di poter affermare che ci sono altri elementi ben più forti che determinano, l'etica le idee ed il comportamento di una persona. Una possibile risposta quindi è che si, l'arte può plagiare la mente dei giovani fanciulli, ma se una persona sviluppa atteggiamenti violenti forse sarebbe meglio interrogarsi su altri aspetti rispetto che alla musica che ascolta.


Un po' di attualità

Pochi giorni fa la parola censura è andata in tendenza su Twitter perché la stessa piattaforma (seguita poi dalle altre) ha deciso di chiudere dell'uscente presidente degli Stati Uniti Donal Trump. Ovviamente non parlerò di questo, ma colgo questo pretesto per notare quanto il tema di quando è possibile censurare, di cosa sia la censura e (in particolare in questo caso) chi ha il potere della censura sia attuale ed in continua evoluzione.


E nell'arte che succede? Bhe apparentemente si può dire qualunque cosa, usare il linguaggio più violento, volgare misogino, razzista possibile. Quindi bene ci siamo riusciti, ora abbiamo libertà totale e nessuno ci censurerà più? In breve: NO. Sebbene ogni tipo di linguaggio sia sostanzialmente sdoganato, l'artista oggi deve fare estrema attenzione alla propria sfera personale, essere inattaccabili è fondamentale.


Una nuova idea di giustizia: progresso o ipocrisia?

Ho un ricordo sfumato di una puntata di Che tempo che fa di molti anni fa, in cui veniva intervistato Robert Plant, frontman dei Led Zeppelin, nella quale notava come la celebrità dei musicisti fosse cambiata drasticamente: "ai suoi tempi d'oro" gli artisti erano persone avvolte da un'aurea di mistero che li rendeva in qualche modo più affascinanti, ora prendi il cellulare, guarda instagram e probabilmente saprai che cosa ha mangiato a pranzo il tuo cantante preferito.


Tutto questo entrare nella vita degli artisti ha reso la loro sfera personale molto più rilevante, l'ha di fatto resa parte dell'arte stessa. E allora vediamo attori super famosi che vengono isolati per delle accuse che riguardano la loro sfera personale, non è forse questo un modo per censurare qualcuno? E ponendo che le accuse siano fondate, l'opera di un artista con idee disprezzabili ed una storia personale ombrosa vanno gettate nella spazzatura o non possiamo dividere il prodotto dall'uomo? La risposta oggi sembra propendere per il sì, artista e opera sono la stessa cosa, se l'artista è una persona deprecabile lo è anche la sua arte. Non voglio polemizzare con questo, è una visione del presente che non è facile condannare o appoggiare in modo netto, molto diverso è però quando si parla di opere del passato.


Qualche eroe della moralità deve aver scoperto su Wikipedia che gli artisti più amati del passato potrebbero non essere le persone più fantastiche e buone che siano mai esistite, e quindi con un colpo di ipocrisia massima ecco che inizi la censura in nome di un rispetto bigotto ed ignorante che non si preoccupa nemmeno di capire il contesto culturale in cui quell'opera è nata. Senza addentrarci nei singoli casi, perché tutto questo è cosi ipocrita? Perché le persone che ci hanno donato splendidi capolavori, o invenzioni e scoperte avevano idee figlie del tempo in cui vivevano. Si, esisteva un tempo non molto lontano in cui considerare un uomo nero inferiore a prescindere non era strano ne considerato sbagliato, ma potrebbe essere qualunque cosa, pensate ad una cosa che considerate orribile e state sicuri che andando indietro nel tempo troverete un momento in cui era normale. Questo non significa che oggi allora dovrebbe essere tutto lecito, ma significa che dobbiamo comprendere che il concetto di bene e male non è assoluto ma è in continua evoluzione e non possiamo applicare il nostro modello di giustizia ad un epoca passata (lo stesso vale con luoghi con culture diverse dalla nostra). 


Cerchiamo di accettare senza ipocrisia che il nostro benessere è figlio anche di guerre, massacri e cose orribili, e non solo di poche menti illuminate dall'anima pura. 


La risposta è educazione

Infine, questa risposta, che dovrebbe essere la stessa di un'infinità di altri problemi, la risposta a mio parere resta solo e soltanto l'educazione. Il giovane adolescente che si espone alla violenza in tutte le sue forme non dovrebbe essere distolto da essa (avere una connessione ad internet ed un telefono lo rende già impossibile), ma gli andrebbero chiariti i dubbi che sorgono dentro di lui attraverso l'educazione. La violenza, il dolore esistono e sono inevitabili ed è bene non ingannare nessuno fingendo che non sia così, però possiamo educare, possiamo mostrare che esiste anche un'alternativa, che nonostante tutto vale comunque la pena di lottare per una società più inclusiva e più giusta.


L'arte non è educativa, l'arte che arriva alla maggior parte delle persone segue solo logiche di mercato e affermare che un certo tipo di musica sia diseducativa significa ammettere di essere educatori incapaci, di non avere una visione e di non volersi prendere l'onere di spiegare la complessità del mondo a chi quella complessità non riesce ancora ad immaginarla.


Con l'educazione, e qui intendo più che altro quella nozionistica, si imparerebbe anche a capire meglio che esistono differenze di vedute e culturali e sono esistite nella storia e che non è sempre necessario il nostro giudizio parziale basato sulle nostre vedute.


Ed infine educhiamo all'arte, agli artisti, alle loro idee e ai loro scopi e fatto questo lasciamola in pace, lasciamo che sia quel che sia, lasciamo che sia espressione di ricchezza culturale o di becero mercato, qualunque cosa, ma non permettiamo a nessuno di privarci anche di un solo pensiero o di un emozione in nome di una morale che domani sarà un'altra.


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