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Re: IL CAMMINO DI UN MUSICISTA

L'Arte è Lavoro

L'artista dietro le quinte e l'arte sotto i riflettori

Roberta Gennuso

Classical Guitarist
17th February 2021

L'articolo di Alessandro ha subito attirato la mia attenzione già da questa affermazione: «Capita molto spesso di considerare la performance di un musicista in maniera superficiale, fossilizzando la propria attenzione soltanto sull'esecuzione [...]». Il mio parere a riguardo è leggermente diverso. Da musicista posso capire quanto lavoro c'è dietro una performance (per quanto differente possa essere) ma resta il crudo fatto che questo lavoro viene preso in considerazione -e di conseguenza: criticato, disprezzato e amato- solo quando viene espresso nella sua completezza: ad opera compiuta.

Per i musicisti avviene durante un concerto mentre ad esempio per gli scultori sarà la scultura esposta ad una mostra.


La punta dell'iceberg è ciò che infine conta

«Proprio come un iceberg di cui si vede solo la punta, non si considera fino in fondo il percorso che ogni musicista fa durante la sua vita»

Questo è un concetto chiaro ma spesso e volentieri ci dimentichiamo che si può estendere in quasi tutti i campi: ad esempio, se il falegname adesso è in grado di costruire con una certa velocità un mobile di alto livello, sarà perché ha praticato e sperimentato quest'altra arte per un consistente arco di tempo della sua vita. In breve: esiste chi è più fortunato, ma non funziona così tanto nell'arte. Bisogna lavorare con serietà e professionalità, non possiamo permetterci di essere "gli artisti con la testa tra le nuvole" semplicemente perché andrà a nostro discapito e dalla società verremmo visti quasi come nulla facenti e non può essere così, vogliamo diffondere l'arte e non lo si può fare senza dignità.

Adesso ho un po' divagato ma bisogna "sapersi vendere": la punta dell'iceberg è quella parte del nostro lavoro che mostriamo, quindi essendo l'unica ad essere esposta bisogna curarla e far sì che sia altissima!


Durante un concerto non conta il percorso che ci ha portato a muovere le mani in un determinato modo piuttosto che in un altro, vedere le dita che si muovono è il minimo per chi ascolta, invece se quella nota ha quel suono o una frase splende di una stupefacente bellezza sarà soltanto grazie al percorso che precede! Ilcammino di un artista se è ricco sarà sicuramente comunicato e in un modo o nell'altro arriverà nella mente e nel cuore del fruitore. L'arte riflette l'anima di chi la crea per questo è tutta diversa e da ogni interprete nasce un'arte a sé stante. Quindi qualunque esso sia è il percorso che dà valore all'artista.
Purtroppo "a prescindere" non si può dire nulla e personalmente non posso pensare di giustificare una brutta esibizione pensando: "beh, avrà sicuramente trascorso tanto tempo a studiare". Mi dispiace, ma è scontato. Per frasi fatte come "il tempo è denaro" non si può andare da nessuna parte: servono contenuti, contenuti e contenuti.

Quando vado ad ascoltare un concerto o semplicemente un CD su Spotify PRETENDO che alla base ci sia un valoroso studio, ma non solo perché il fruitoresono io ma perché altrimenti la musica, se è vuota, fallisce non comunicando e subendo l'ignoranza di chi la sta "diffondendo". Ho usato la parola "pretendo" perché un concerto è uno scambio anche a livello materiale: per assistere si paga in denaro, mentre nel caso di un accesso gratuito (digitale o no) quel che conta è il proprio tempo. Perché è poca la gente che è disposta a spendere 15€ per andare a sentire un concerto di musica classica? Ogni spesa è un investimento insito nell'uomo, il ragionamento è questo: pago tot soldi e cosa ricevo in cambio?

Non esiste una risposta assoluta a questa domanda ma io proporrei tre grandi E:
EDUCAZIONE alla bellezza;
EMOZIONI;
ESPERIENZE.

La prima spiega perché è fondamentale portare i ragazzi a vedere le opere, visitare musei ecc...
le ultime due in particolare rendono la vita degna di questo nome.


Non facciamo sì che la nostra punta dell'iceberg sia solo sui social

In questi tempi io e chissà quanti altri come me ci ritroviamo ad aver "condiviso" la nostra arte su i social perché è uno dei pochissimi mezzi che abbiamo a disposizione. Si, ben fatto, MA questo accade possibilmente senza neanche aver ricevuto un feedback, una critica o un commento. E allora, cosa stiamo facendo? Dov'è la gioia di essersi esibiti? Forse quello non è il posto giusto? E il pubblico? Soprattutto c'è un pubblico? Qualcuno che è interessato ed ascolta con attenzione?

Vi prego, fatemi sapere se è si.

A me sembra che il nostro sia solo un tentativo di condivisione che purtroppo potrebbe non funzionare molto bene: se pubblico un video in cui suono posso vedere il numero delle visualizzazioni ma dell'ascolto... chi me ne parla?


I social ci danno l' illusione di essere visti, l'illusione di poter condividere -anche quasi allo stesso piano di chi è già "famoso"- ma la triste realtà è che tutto si riduce in un continuo scrollare, scrollare e scrollare: povertà spiazzante, tempo preso e gettato. Risultato? Neuroni anestetizzati.


Quindi con la speranza di tornare a fare tanta bellezza "dal vivo" non facciamo sì che la punta dell'iceberg sia solo sui social.




P.S. Grazie Alessandro per il tuo bell'articolo,

Roberta


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