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Modernity: la serie

Ti sei mai sentito bloccato nella modernità?

Duo Hybla

Classical guitar duo
14th August 2021

Una strada trafficata sotto la tua finestra, il cellulare che si illumina a tutte le ore con notifiche poco interessanti ma che non riesci ad ignorare, la frustrazione del sentire che la propria vita non è interessante come quella degli altri, il senso di alienazione camminando in una grande città, la disillusione verso il futuro: questi sono i sentimenti comuni dell'uomo moderno, di colui che lotta per ottenere un posto nella società dimenticando se stesso.

Conformarsi è la chiave per il successo, meno opinioni si hanno più speranza si ha di piacere a tutti. Ciò che importa ormai non è lasciare un messaggio, ma riuscire ad intrattenere il più a lungo possibile. Anche noi, che pubblichiamo questa serie su Youtube il quale fa del tempo in cui si riesce ad intrattenere il pubblico la sua metrica più importante, dobbiamo (o dovremmo) preoccuparci che le persone non passino in fretta al prossimo video. Ma se l'arte talvolta deve risultare fastidiosa, come si fa a tener seduti gli spettatori su una sedia scomoda se sono liberi di andarsene in qualunque momento?

Possiamo solo affidarci a voi, alla vostra voglia di uscire dal confort e dal flusso continuo di informazioni vuote. Fermatevi per qualche minuto, costringetevi ad arrivare fino alla fine, fermate il giudizio fino a che l'ultimo secondo non sia terminato, poi disprezzate, adorate, ridete o piangete, commentate pieni di odio, amore o indifferenza.

In questa serie di video affronteremo i temi comuni ma silenziosi del mondo in cui viviamo, rimettendo in primo piano il rapporto tra il singolo e l'universale, ed in parole semplici, farvi sentire meno soli.



Ciò che di solito non si mostra

In un freddo pomeriggio di meditazione, ci siamo chiesti che cosa stavamo facendo. Non c'è dubbio che il mercato della musica classica oggi punta al compiacimento di quelle persone a cui piace ergersi ad elite culturale. Ma qual è il senso di un'arte votata al compiacimento? L'arte non dovrebbe provare a stravolgere a cambiare, a creare delle piccole rivoluzioni nei suoi fruitori? Ecco perché da quel giorno in poi non ci è bastato più lavorare ai classici video musicali per poi avere e offrire un risultato carino uguale a tanti e che vuole essere un pessimo surrogato di un concerto. Si, il nostro scopo era quello di dare valore e diffondere il più possibile la nostra musica, ma non funziona così, non è il modo e il posto giusto per trasmettere neanche una piccola fetta di quelle uniche emozioni che un bel concerto ti fa vivere. Allora a questa insoddisfazione si è aggiunta un'importante consapevolezza che ha completamente smontato tutto il nostro precedente operato: la consapevolezza di star nascondendo una parte troppo importante di ciò che siamo. E così abbiamo deciso di non compiacere più da mostrare ciò che ci fa credere nella nostra arte e siamo partiti da quel senso di alienazione che deriva dalla modernità che ci circonda. L'alienazione è causata dal cambiamento del rapporto tra il singolo e l'universale, in poche parole tra noi e lo spazio che ci circonda. Ci sentiamo piccoli, sempre più piccoli, costretti a nuotare per cercare di stare in superficie e prendere una boccata d'aria.


A cosa serve un altro duo di chitarre? Un duo che suona il solito repertorio senza innovarsi, che ricerca l'applauso dei pochi appassionati. Ce lo chiediamo spesso così come ci chiediamo se sia possibile raggiungere un pubblico più ampio senza svilire la propria arte, senza svuotarla di contenuti e della serietà richiesta. Questo è il nostro obiettivo, e questo è l'obiettivo di modernity, usare tutti i mezzi possibili, sfruttare il video e la narrazione per arrivare a chi altrimenti continuerebbe ad ignorare.


""Modernity" è ciò che di solito non mostriamo,
ciò che di solito non vogliamo vedere"

Modernity ep.1 - l'inizio

Sulla la musica di Johann Sebastian Bach (Invenzioni a due voci N°4) si sviluppa una narrazione su due piani opposti e paralleli che sul finale si incontrano (o scontrano) in un modo inaspettato. L'ambiente esterno, senza colori, si contrappone all'ambiente interno limitato ad una singola e desolata stanza bianca.

All'interno la noia prende subito la scena con lo scorrimento infinito, inutile e svilente di Instagram che continua a farti vedere sempre le stesse cose, come quel ragazzo che canta (diventato virale perché tantissimi, per cercare di mostrare se stessi, non hanno fatto altro che riproporre continuamente lui).
Alla noia segue la follia, un raggio entra dalla finestra formando fili di luce ed ombre che proviamo a catturare. Per un attimo si ritrova la pace con il contatto umano più intimo, la sincerità di uno sguardo tranquillo, la certezza di essere almeno in due.


Lo specchio

Lo specchio è un elemento ricorrente in tutta la serie.
In questo primo episodio, oltre a riflettere noi stessi, lo specchio rivela delle sottilissime verità e crea l'ambiguità tra il reale e l'immagine che noi ci costruiamo. Dopotutto, in quella stanza non è nemmeno chiaro se ci siamo veramente, potrebbe essere che tutta la scena sia in realtà il riflesso allo specchio delle nostre personalità imprigionate nel vuoto e nella possibilità.


Il finale

Come già anticipato, la narrazione si sviluppa su due piani opposti e paralleli che sul finale si scontrano in un modo inaspettato.
Le riprese all'esterno appaiono desaturate, un mondo grigio e cupo, mentre una forza ci risucchia verso l'interno, verso le nostre case, le nostre paure, i nostri modi di fare collaudati da cui non vogliamo sfuggire.
E così, tornando a casa, ogni volta ci incontriamo con la nostra parte che da li non si è mai mossa, la guardiamo con stupore perché riconosciamo che è troppo simile a noi e dobbiamo per forza averne a che fare.


Ma questo circolo si può spezzare, l'arte può smettere di essere puro compiacimento, noi possiamo uscire dagli stereotipi della categoria in cui ci siamo messi e dopo un travagliato percorso, fatto di muri da abbattere con violenza, scopriremo di non avere limiti.


- Duo Hybla


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