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Schubert al pianoforte

Come Klimt attraverso questo dipinto coinvolge l'osservatore a partecipare alla sua arte.

PIERLUCA VIVALDINI

Odontoiatra
27th August 2021

In questo dipinto, Klimt ci mostra Schubert al pianoforte in una delle serate che riservava agli amici per presentare i suoi “lieder”, composizioni per piano e voce. Il pittore austriaco ci fa entrare in punta di piedi nella sala dove si svolge il concerto grazie ad un taglio che coglie il musicista di profilo. Pittura e musica si incontrano in questo bellissimo dipinto purtroppo perduto come molti altri di Klimt in un incendio. La beatitudine che trasmette in primo acchito questo dipinto è solo lusinghiera, l'atteggiamento della ragazza posta di fronte all'osservatore è infatti perturbante.

"Schubert è l'unica figura ben definita, ritratto come una tartaruga che emerge dal suo carapace."

In una luce soffusa, rassicurante e in un ambiente intimo e domestico, Klimt ritrae Schubert al piano forte, intento a suonare una delle sue Lieder, le mani sono sulla tastiera, mentre guarda lo spartito. Alle sue spalle un coro intimo di ragazze, vestite in maniera moderna per quell'epoca, epoca di Klimt, eleganti, affascinanti e fanciullesche. Quella con l'abito ramato segue con attenzione la musica attraverso lo spartito che tiene tra le mani e accenna il canto. L'altra assapora la musica marcando il tempo con la mano messa in risalto da un anello. In fondo un uomo, dipinto in modo leggero, quasi svanisce, ha i baffi, un paio di occhiali di vecchio tipo, anche lui impegnato a seguire la musica, questa figura maschile rappresenta la tradizione in contrapposizione alla modernità mostrata dalle ragazze. Schubert è l'unica figura ben definita, ritratto come una tartaruga che emerge dal suo carapace.


"Mizzi è la fanciulla che invita lo spettatore a partecipare alla scena del dipinto"

Vi è una quinta figura, si discosta dal resto, si trova alla destra del compositore, in fianco al piano. Illuminata fortemente dalla luce delle candele, dipinta come una bambola, con un'abito moderno che riecheggia la Venere el Botticelli, il suo sguardo è perso, sembra non essere coinvolta dalla musica, distaccata, la sua posa con le mani lungo i fianchi lo conferma. Questa ragazza è Mizzi, una delle amanti e modelle di Klimt, diede 2 figli al pittore.


"I personaggi nel quadro sono tutti allo stesso livello, egualitari tra loro e coinvolti con lo spettatore."

In questo ambiente intimo i personaggi sono tutti allo stesso livello, egualitari tra loro e coinvolti con lo spettatore. Personaggi e spettatori sono messi in relazione attraverso l'attenzione:
1. Schubert è attento a eseguire la sua musica
2. L'attenzione dei coristi per la musica di Schubert
3. L'attenzione per Mizzi per chi guarda il quadro, portando così lo spettatore all'interno della scena.


L'atteggiamento perturbante di Mizzi

"Klimt aiuta lo spettatore a guardare l'arte e se stessi in modo introspettivo, a parlare con l'opera e a se stessi."


Mizzi è stata dipinta come una bambola con un atteggiamento perturbante, è colei che invita lo spettatore a entrare in questa scena confortevole, intima, ma al tempo stesso anche segreta. Mizzi sembra essere immersa in un ambiente che non è il suo, essa cela qualcosa di nascosto, qualcosa di misterioso. Inquieta in un ambiente familiare. Non ci rivela il motivo. Klimt tramite Mizzi fa entrare il suo pubblico nello spazio emozionale dell'opera, consentendo allo spettatore di identificarsi con le pulsioni istintive di Mizzi e sperimentarle senza barriere formali. Il dipinto è stato realizzato durante l'età in cui a Vienna si studiava l'inconscio. I soggetti del quadro sono "l'heimlich" ovvero ciò che da sicurezza, in questo caso un ambiente domestico e intimo, e "l'unheimlich" ovvero il perturbante.
In questa opera è chiaro l'intento di Klimt, quello di educare il suo pubblico a una nuova arte, non più fatta da gerarchie tipicamente rappresentate nell'arte sacra, arte sacra che è intenta a trasmettere sofferenza, pietà, paura, il peccato e la via della redenzione. Klimt aiuta lo spettatore a guardare l'arte e se stessi in modo introspettivo, a parlare con l'opera e a se stessi.