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stefanovivaldini
Bellissimo articolo, non è sempre facile raccontare come alla magia del teatro contribuiscano così tanti aspetti e persone legate da una grande passione per i dettagli. 👏
OscarF
Ciao Stefano, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il mio articolo, ti ringrazio molto per le belle parole! Hai esattamente compreso il messaggio che volevo trasmettere.

Una luce diversa, magia in estinzione

Cosa significa(va)no per il teatro le lampade alogene? può la tecnologia sostituirle?

Oscar Frosio

Lighting Programmer
16th January 2021

1 settembre 2018. Un giorno come gli altri, per la quasi totalità delle persone... non per il Teatro Europeo. Quel giorno viene ricordato come un giorno "malinconico". Il momento in cui un elemento fondamentale del percorso tecnico ed artistico del teatro moderno, presente fin dall'arrivo dell'energia elettrica, va in pensione. Come tutti i lavoratori più preziosi, con le tasche piene di aneddoti e storie, è toccato anche a lei... la lampada alogena. Magari ai più può scappare una risata leggendo una cosa simile, quasi anche a me, in fondo di che stiamo parlando? di una lampadina che va in pensione? beh... si, in realtà è proprio così... il 1 settembre 2018 è il giorno in cui entra in vigore la sezione della direttiva UE 244/2009  che vieta la fabbricazione della lampadina alogena ed ora che abbiamo aperto le porte al 2021 anche i negozi specializzati fan sempre più fatica a reperire quel tipo di sorgente luminosa, tra vecchie fabbriche superstiti e altrettanto vecchi fondi di magazzino sperduti e impolverati. Ma esattamente, qual'è il vero problema? In questo articolo cercherò di spiegare qual'è il motivo per cui il Teatro Europeo e soprattutto i suoi lighting designer, son diventati un po' più "malinconici" dal 1 settembre 2018 pensando a lei, ormai arrivata al count-down, assieme alla sua magia.

LED: Un'infinità di vantaggi oggettivi

Non aprirò un capitolo lungo sui vantaggi oggettivi di questa scelta in materia di risparmio energetico, ed economico. Basti pensare che in un'Europa senza lampade alogene, ma quasi esclusivamente a LED e a risparmio energetico si andrebbe risparmiare, annualmente,  una quantità di energia elettrica pari a quella utilizzata dal Portogallo, per non parlare dei quasi 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno rispetto a quella emessa solitamente nell'ambiente, entro il 2025. Per l'utente finale invece, ovvero colui che letteralmente deve prendere la scala e cambiare la lampada fulminata beh, anche lui noterà un grande cambiamento: se comprerà una lampada LED di buona qualità, spendendo poco meno di 20 euro, potrà riporre la scala in ripostiglio almeno per 7 o 8 anni, se non di più. E magari con i soldi risparmiati dall'acquisto continuo di lampadine potrebbe scegliere di andare a vedere un concerto, o uno spettacolo.... almeno spero....


Bianco caldo.. bianco freddo.. ma che vuol dire? 

Sicuramente a tutti voi sarà capitato di acquistare una lampada LED, al supermercato, in un negozio di elettronica, su internet... ebbene, qual'è una delle cose alla quale (spero) la maggior parte della gente sta all'occhio durante l'acquisto? la famosa dicitura "bianco caldo", "bianco freddo" o "bianco neutro" (warm, cold, neutral). E molto semplice spiegarlo: il bianco caldo è quel colore che tende verso l'ambra, il freddo tende invece verso l'azzurro, ed il neutro è più o meno lo stesso colore di un foglio di carta bianco visto alla luce del sole, quindi un bianco molto equilibrato (non troppo caldo, o freddo, appunto). Qualsiasi lampada alogena sviluppata per proiettori teatrali, per fisica e per costruzione, emette una luce che si posiziona tra il bianco neutro ed il bianco caldo [3200 gradi Keelvin]. I produttori han sempre cercato di portare questa fonte di luce ad emettere un colore il più neutro possibile, ma per tutta una serie di motivi tecnici e fisici, essa è sempre tendente al caldo, al "giallino" per intenderci. E ciò succede anche con le lampade che fino a qualche anno fa riempivano di luce le nostre case, i ristoranti, le biblioteche, i luoghi dove passavamo il tempo, gli edifici pubblici e privati. 


La regolazione dell'intensità, l'inizio della "magia"

Quando ero piccolo, sul mio comodino, avevo una piccola Abat-Jour. Attraverso "una rotellina" sul cavo elettrico potevo regolare la luminosità della lampada e, mentre mi addormentavo, mi piaceva tenerla accesa ad un'intensità bassissima. Mi ricordava esattamente la stessa luce prodotta da una candela. Ed è proprio questo il punto cruciale del discorso: le lampade a filamento, e quindi le lampade alogene, sono in grado di cambiare colore alla minima variazione d'intensità. Immaginatele in casa, accese al massimo della loro potenza: non riproducono assolutamente il colore ambrato, caldissimo, di una candela, piuttosto il colore "neutro-caldo" di cui parlavamo prima, ma se avete la possibilità di variare l'intensità di quelle lampade, portandole ad esempio alla metà del loro potenziale luminoso, o anche meno, vi accorgete perfettamente che il colore cambia, moltissimo. Per anni ed anni in teatro si è fatta luce partendo da questo presupposto: Una lampada è in grado di emettere un determinato colore in rapporto alla quantità di luce prodotta e più noi operiamo una variazione di intensità più il colore cambia: verso il basso il colore tende al caldo,  verso l'alto il colore tende al neutro. 


Perché nel Teatro (e nelle nostre case) arrivarono le lampade alogene?

La risposta è molto semplice: risparmio di denaro, meno inquinamento e maggiore efficienza energetica. Le stesse motivazioni che ora mandano in pensione proprio loro, che all'epoca avevano portato una ventata di innovazione nel mondo della luce. Le prime lampade, dette "a palloncino" o "a pera" a causa della loro forma, erano semplici bulbi di metallo sottovuoto contenenti un filamento che, riscaldandosi, produceva luce. Perché non continuare con questo metodo? Il primo motivo è che le lampade a filamento erano estremamente delicate e ciò le rendeva assolutamente inadatte ad un utilizzo teatrale, ovvero in un luogo in cui i proiettori [generalmente vengono erroneamente identificati come "riflettori" dal pubblico, ma in teatro tutto ciò che è studiato per emettere luce ed illuminare persone, oggetti, scene, si chiama "proiettore"] venivano (e vengono) continuamente montati, smontati, utilizzati e modificati, anche da accesi. Tutto ciò avrebbe quasi sicuramente rotto il filamento portando ad una  sostituzione della lampada, con un indicibile spreco di vetro, metallo, tempo e denaro. In più, già per loro natura, avevano una vita estremamente breve: duravano solo qualche mese, anche senza essere mai toccate, ed accese/spente con la massima cautela (tra l'altro in teatro succede molto spesso di dover fare effetti luce "di colpo", il che andrebbe ad inficiare notevolmente sul filamento accorciandone la già breve vita). È proprio qui che entra in gioco la lampada alogena: Attraverso un mix di sostanze chimiche all'interno del bulbo di vetro, che stavolta è anche più spesso e resistente,  la scienza è stata in grado di aumentare notevolmente la durata e la robustezza delle lampade, per non parlare dell'efficenza energetica, poiché i filamenti delle lampade alogene sono in grado di emettere una luce maggiore, in modo più stabile e di qualità estremamente più alta. Tutto ciò ha permesso di fare un balzo importantissimo sia nell'illuminotecnica teatrale che nell'ambito domestico. In teatro, poi, c'è un bisogno fondamentale: le lampade devono essere in grado di emettere una grande, talvolta grandissima quantità di luce (parlando in linguaggio tecnico,  basti pensare che le lampade alogene utilizzare per un proiettore convenzionale con lente Fresnel partono da una potenza di 1000W fino a ben 5000W ed oltre, mentre una lampada alogena usata in ambito domestico ha una potenza che va dai 100 ai 300 watt massimi). 


Teatro: L'intensità, il colore, il tempo di reazione del filamento

Stiamo per arrivare alla fine del nostro breve viaggio nella storia della lampada alogena. Manca solo un tassello per concludere il tutto: Cosa succede in ambito teatrale quando vado a variare l'intensità? Perché si, fino a quando giochiamo con la lampada sul nostro comodino vediamo una variazione del colore verso il caldo, ma di conseguenza notiamo anche che la luminosità si abbassa al punto da non vedere più nulla... e questo in teatro ovviamente non è ammissibile. Negli anni il mondo Teatrale ha lavorato tenendo conto di questa condizione: Si facevano progetti luci nei quali i proiettori venivano disposti pensando fermamente anche a questo tipo di problematiche/vantaggi. Perchè i lighting designer sapevano che se avessero voluto ad un certo punto dello spettacolo creare una tonalità cromatica basandosi solo sulle lampade, senza colori artificiali, avrebbero dovuto mettere molti più proiettori, in modo da abbassarli di intensità senza però incidere troppo sulla quantità totale di luce. Pensate, le luci di tantissimi spettacoli sono state studiate e concepite partendo da questi concetti (si veda ad esempio la coreografia "Petite Mort" di Kylian, come tantissimi altri suoi lavori): Opere teatrali pensate con il solo utilizzo di "luce bianca", il cui colore andava poi a variare a seconda dell'intensità, a seconda delle caratteristiche della lampada e del proiettore, e ovviamente con sapienza l'esperienza dei lighting designer. Un'ultima caratteristica, ma comunque importante, è il tempo di reazione del filamento: con lampade "piccole", quelle domestiche, si accende e si spegne quasi in zero secondi, o comunque un tempo solo lievemente avvertibile ad occhio nudo ma... pensate al filamento di una lampada che ha la stessa potenza di un intero appartamento (per intenderci, una lampada che assorbe la stessa energia elettrica di una lavastoviglie, un frigorifero, un forno elettrico ed un microonde tutti assieme...): il filamento è letteralmente molto più grande, ed il tempo che impiega a scaldarsi per emettere luce come il tempo che impiega a raffreddarsi per spegnersi, va quasi a sfiorare il mezzo secondo, se non di più. Interi spettacoli sono stati montati su queste caratteristiche, cosi come sono state scritte regole e metodi per cercare di ridurre tutto ciò al minimo, quando fosse stato un impedimento per il disegno luci. 


È possibile utilizzare una lampada a LED? magari mettendoci un colore?

Ad ora non esiste una lampada LED, nemmeno in ambito professionale, che sia in grado di darci lo stesso effetto che ci davano le lampade ad incandescenza. Andando a mettere un colore davanti ad una lampada, poi, il problema non andrebbe a risolversi: variando l'intensità di una lampada LED avremmo comunque lo stesso colore per tutta l'escursione luminosa. Ci sono dei sistemi abbastanza complessi, che si chiamano "LED multi-color Engine" o "Chip multi-color" composti da vari LED (5,6,7 o più LED con colori diversi l'uno dall'altro), che sembra stiano cominciando a mimare il comportamento che avevano le lampade alogene, ma ad ora il percorso è ancora molto lungo. Rimane comunque evideente ed insormontabile un problema: per quanto possa essere promettente il risultato dal punto di vista cromatico, non si tratta di un filamento che fisicamente si scalda ma di una fonte LED regolata da un algoritmo digitale. 


Le lampade vanno in pensione, anche la loro magia.

Siamo arrivati al termine di questo articolo. Dopo tanti esempi, dati, aneddoti, vorrei soffermarmi su questa tanto nominata "magia". Cosa si intende effettivamente? Da cosa deriva, oltre alle caratteristiche già nominate e che non troveremo nei LED, la nostalgia per queste lampade? E' tutto molto semplice: per quanto possa essere vantaggiosa e possa avere delle caratteristiche artistiche molto ben delineate ed uniche, la luce a LED è una luce estremamente artificiale: è una pura invenzione dell'uomo. Il filamento delle lampade alogene, no. Per quanto sia concepito dall'uomo, è estremamente sincero e naturale il modo in cui emette luce: si scalda al passaggio della corrente elettrica, diventa incandescente, fa la stessa cosa che fanno le candele. Vediamo la luce mentre nasce, la possiamo "toccare". E' un processo profondamente diverso dall'emissione della luce LED e la differenza, nell'aria, su un oggetto, una stoffa, o ancor di più sulla pelle umana, è sostanziale: La luce a LED semplicemente illumina, quella ad incandescenza avvolge, accarezza, risalta i toni della pelle, dell'incarnato. La luce ad incandescenza in un balletto classico fa "vibrare" i corpi dei danzatori, così come sa essere narrativa, gioiosa, ma anche drammatica. E' "completa" di tutte le frequenze cromatiche necessarie per risaltare qualsiasi colore, qualsiasi oggetto, senza rendere niente "elettrico" o "saturo", limitandosi a restituire ai nostri occhi quella che è la realtà e quindi la volontà di uno scenografo, o di un designer di volerci far vedere delle cose in un certo modo. Siamo sempre stati abituati a vedere la luce ad incandescenza come una luce affascinante e indimenticabile... Ora è arrivato il tempo di voltare pagina, ora arriva l'innovazione. Dobbiamo però ricordarci che talvolta la tecnologia dovrebbe tenere a mente il passato, la storia, per portare progresso ma non per forza cambiamento radicale... soprattutto laddove una cosa era perfetta, dove la tecnica era diventata arte. Dove la luce era sinonimo di magia. Oscar Frosio


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