Iscriviti e sostieni la cultura, è gratis!
Just some ambient music
Paper Color
Font Size

No comments yet

Una nuova sonata per chitarra di Sylvius Leopold Weiss

Ricerca, trascrizione e restauro digitale della sonata in A minore dal manoscritto di Dresda

Stefano Vivaldini

Composer & Guitarist
9th January 2021

Sylvius Leopold Weiss è stato uno dei più grandi liutisti della storia, forse il più grande. Weiss è stato prima di tutto un grande performer, una vera e propria rock star del suo tempo che aveva contatti con i più illustri protagonisti della usa epoca, incluso Johann Sebastian Bach. Le sue composizioni erano custodite gelosamente (ha pubblicato solamente un pezzo) e sono arrivate a noi principalmente grazie a due grandi manoscritti (il manoscritto di Londra e quello di Dresda) più altre raccolte. Fortunatamente per noi, conosciamo più di 300 composizioni del grande liutista, tutte assolutamente meravigliose...

Ricostruzione della biografia

Weiss è certamente un compositore molto conosciuto sia dai liutisti che dai chitarristi, per questa ragione, ci sono diverse pubblicazioni sulla sua vita. Tuttavia, queste pubblicazioni sono spesso non recenti, incomplete o addirittura in in contrasto tra di loro. Quello che ho voluto fare è stato confrontare tutte le risorse possibili e provare a tracciare una linea biografica del liutista facendo una sintesi, filtrando ed escludendo tutte quelle informazioni che erano chiaramente discordandi con la storiografia generale (nomi di principi sbagliati, partecipazione ad eventi di corte di persone morte 70 anni prima, etc.). Ecco un paio di esempi presi dalla mia ricerca:


Silvius o Sylvius Leopold Weiss?

La risposta a questa domanda è piuttosto semplice, in breve potremmo dire: sono corretti entrambi! Silvius è il modo di scrivere in tedesco mentre Sylvius è la latinizzazione


Quando è nato Sylvius Leopold Weiss?

Per lungo tempo ci si era basati sull’unico ritratto di Weiss che è giunto a noi sotto il quale vi è la scritta: “Sylvius Leopold Weiss nato a Breslau il 12 ottobre 1686 [...]” tuttavia, nel registro dei defunti della Neu-Friedrichstadt a Dresda è riportato: “Il signor Silvius Leopold Weiss Kgl. Cammer Musicus, morto il 16, sepolto il 19 ottobre [1750], a 66 anni” il che sposterebbe la data di nascita al 1684. Quest’ultima fonte è stata ritenuta quella definitiva fino a quando Andre Burguete ha trovato nel “Kirchliche Wochenzetteln” (registro settimanale della parrocchia che riporta le nascite e i morti) di Dresda del 19 ottobre 1750 una voce che afferma che Weiss sia morto a 66 anni riportandoci alla data del ritratto. Viste le evidenti contraddizioni, io credo che sia corretto lasciare aperta la questione in attesa di nuove scoperte.


"Sylvius Leopold Weiss è uno dei compositori barocchi più suonati sulla chitarra, tuttavia, del suo immenso repertorio ancora molto non è stato esplorato sulle sei corde"

Trascrivere musica per liuto sulla chitarra

Sylvius Leopold Weiss è uno dei compositori barocchi più suonati sulla chitarra, tuttavia, del suo immenso repertorio ancora molto non è stato esplorato sulle sei corde. Suonare la musica di Weiss è molto difficile e lo è particolarmente sulla chitarra dato che è musica assolutamente ideomatica (ovvero strettamente legata allo strumento per cui è scritta). Per questa ragione, la trascrizione della sonata in La minore DS16 non è stata un'impresa semplice. Quando si trascrive un pezzo per liuto sulla chitarra è bene aver da subito presente che dovremo rinunciare a qualcosa. L'abilità di chi trascrivere sta nell'identificare quali elementi non possono essere ignorati e quali invece si possono sacrificare. Tuttavia, in questa trascrizione ho voluto


"La scelta è dettata solamente dal significato della frase, infatti, una progressione per grado congiunto suggerisce una certa unità nella frase"

Questo non è possibile sulla chitarra, infatti è il principale problema del nostro strumento. Nel trascrivere questa sonata, ho affrontato questo problema già dalla prima battuta dell'Allemande, infatti, è davvero scomodo suonare il La sulla prima corda mentre si mantiene la linea del basso, tuttavia non è impossibile. In altri casi è però impossibile, e l'unica soluzione è quella di trasporre la linea del basso un'ottava sopra. Spesso questa soluzione risolve il problema, ma in molti casi questo crea nuovi problemi: il più comune è che la linea del basso trasposta un'ottava sopra va a coincidere o a scavalcare altre voci, dunque in questo caso è necessario scegliere dove spezzare la progressione e ritornare all'ottava originale. La scelta è dettata solamente dal significato della frase.


Altri aspetti prioritari della trascrizione oltre al mantenimento dell’andamento delle voci sono quegli elementi che caratterizzano fortemente la composizione. In questo caso, trattandosi di un brano di musica barocca è bene preoccuparsi di scrivere e di rendere eseguibili tutti gli abbellimenti scritti. Nel caso di questa sonata gli unici segni di abbellimento sono il classico “apostrofo” vicino alla lettera, la legatura (interpretata anche come una piccola U) sotto una lettera usate però in pochissimi casi e il segno che ho interpretato come vibrato. Il modo più comune di scrivere questi abbellimenti nelle trascrizioni moderne è quello di scrivere delle acciaccature discendenti per il primo e ascendenti per il secondo. Io ho reputato questa opzione molto riduttiva poiché se è vero che l’esecuzione tipica di questi abbellimenti sia un’appoggiatura, ciò non esclude che in altri casi si possa trattare di altri tipi di abbellimenti. Per questo motivo la mia scelta è stata quella di disegnare dei segni che richiamassero quelli originali da porre nella trascrizione che indicano più genericamente un abbellimento crescente o decrescente. Lo stesso principio l’ho applicato per il segno del vibrato che, nonostante ci siano pochi dubbi, è possibile che esista un’interpretazione che al momento ignoro (questo è il bello della ricerca sulla musica antica). Sotto un esempio degli abbellimenti nel manoscritto e nella trascrizione:


Altri segni, questa volta inequivocabili, sono le legature il cui grande valore è quello di suggerirci l’idea originale di fraseggio del pezzo. Per questo motivo ho deciso di includere tutte le legature originali scrivendole però tratteggiate anche se queste non risultano spesso suonabili sulla chitarra a causa della diversa accordatura rispetto al liuto. Sempre per l’idea di non imporre la mia trascrizione le legature originali sono presenti perché nessuno vieta all’esecutore di ignorare le diteggiature da me suggerite per seguire rigorosamente le legature scritte. E proprio il lavoro di diteggiatura assume in questa trascrizione un ruolo fondamentale. L’intavolatura ha il pregio di darci un’idea della diteggiatura del pezzo, certo questa non può essere trascritta uguale sulla chitarra ma può aiutarci a decidere tra diverse soluzioni. L’esempio più lampante è quello della cosiddetta “campanella” ovvero la pratica di suonare una scala con ogni nota su una corda diversa (sfruttando sopratutto le corde “a vuoto”) il che risulta in un accavallarsi di note e rende una scala più simile ad un arpeggio. Questa tecnica in particolare è tipica di strumenti come il liuto (nella chitarra barocca è quasi il modo più comune di suonare una scala) ed è un effetto molto particolare che vale la pena di ricreare ogni volta che è possibile. Dunque ho voluto ogni volta rispettare queste formule strumentali adattando di conseguenza la diteggiatura.


"l’intavolatura presenta un grande svantaggio ovvero che non è possibile graficamente distinguere le varie voci."

Se questo è un vantaggio, l’intavolatura presenta un grande svantaggio ovvero che non è possibile graficamente distinguere le varie voci. La scrittura di Weiss ha la caratteristica di avere sempre molte voci in ogni singola frase musicale, se la linea del basso è facilmente distinguibile, lo stesso non si può dire per quelle superiori. Il problema riguarda in realtà più la resa grafica piuttosto che veramente distinguere le voci. L’andamento di ogni voce nella musica di Weiss è ben congegnato, chiaro ed il principio imitativo che regola ogni frase lascia spazio a pochi dubbi, ma dovendo trascrivere sul pentagramma questa musica mi sono ogni volta trovato davanti ad una scelta difficile: scrivere distinguendo dettagliatamente le voci ma rischiando di creare una partitura graficamente incomprensibile oppure optare per una scrittura più semplice ma con le voci sottintese in una sola? Dopo aver scritto e riscritto gli stessi passaggi molte volte ho optato per una scelta ibrida anche se più sbilanciata verso la seconda. Forse un esperimento interessante sarebbe quello di trascrivere ogni voce su un pentagramma ma dovendo scrivere una partitura per chitarra ho preferito distinguere le voci solo quando la distinzione era netta e palese. Per il resto sta all’esecutore comprendere la struttura del brano nelle sue componenti e d’altronde non sarebbe stato diverso (anzi) leggendo l’intavolatura originale. Un ultimo argomento collegato a questo è che l’intavolatura non permette di comprendere la reale durata delle note poiché questa indica solamente la scansione ritmica generale. Per definire quest’ultimo aspetto tutto ciò che ho potuto fare è stato stabilire i valori delle note prendendo come riferimento il senso musicale e soprattutto lo schema armonico interrompendo le voci quando queste non erano giustificate armonicamente. In ogni caso la regola generale è stata quella di riempire il più possibile la parte cercando di mantenere legata ogni voce e in questo senso sono andate le scelte delle diteggiature. Le mie considerazioni finali riguardo questa trascrizione sono che nonostante le evidenti difficoltà risulta essere una sonata che si adatta molto bene alla chitarra e se pur con qualche ovvio compromesso, non si percepisce mai l’idea che manchi veramente qualcosa. D’altronde ad eccezione di pochissime note all’interno di alcuni accordi nell’allemande difficilmente eseguibili (che ho comunque scritto ma in una scala più piccola (esempio sotto) non ho dovuto rinunciare a nessuna voce mantenendo il senso dei vari movimenti integralmente intatto.


Il restauro digitale del manoscritto

Con il restauro del manoscritto ho voluto aggiungere ulteriore valore al mio lavoro, lavorando alla musica di Weiss mi è sempre stato chiaro che il manoscritto della sonata doveva essere parte del libro. Tuttavia, stampare le foto del manoscritto non avrebbe garantito la sua comprensibilità visto che è piuttosto rovinato. Per questo ho deciso di restaurare digitalmente il manoscritto, prima di tutto rimuovendo le impurità della carta e poi assicurandomi di fare risaltare i tratti che erano andati perduti. In questo modo è ora possibile leggere il manoscritto senza difficoltà rimanendo comunque ancorati alla scrittura originale del compositore. Dunque ecco un nuovo lavoro del mio amato liutista che si aggiunge al repertorio per chitarra.


Hey, Do you like ilSalice.org?
Support our project with a donation
IlSalice.org is an idea by artists for artists, our aim is to create a community where culture is at the forefront, a space where you can share your passions and discover new ones. That's why your contribution is precious.